Viola Carofalo

Viola Carofalo Instagram – Il discorso sanremese di Giovanni Allevi mi ha riportato alla memoria uno scritto, forse non tra i più famosi, di Virginia Woolf: “Sulla malattia”.
Il saggio esamina il rapporto tra malattia e letteratura. Ma non fa solo questo, l’autrice si adopera in una difesa del corpo malato (e no non aspettatevi le classiche banalità sulle piccole cose, stiamo pur sempre parlando di Woolf) mostrando come la posizione di chi è malato, “del giacente”, conferisca a chi l’assume o a chi è costretto ad assumerla, uno sguardo tutto nuovo sulle cose e sul mondo.
Una posizione che prendendo le distanze dall’ordinario può spiegarlo e raccontarlo in maniera totalmente altra. Per Woolf – e sarà così anche per Kafka – questo è lo sguardo dello scrittore.
Allevi parla dei doni che porta il dolore. Ho sempre diffidato di questo genere di retorica, ma qui non si parla del fatto che la malattia sia un regalo per il quale ringraziare, ma che nella malattia si può trovare una specifica condizione che non è soltanto mancanza, assenza di salute.
C’è qualcosa di giusto e vero, mi sembra, in questa lettura della malattia, fisica o mentale che essa sia. Guardare dall’esterno, uscire dal flusso, da una routine fatta di gesti meccanici che rischiano di farci perdere il senso complessivo del nostro passaggio sul mondo.
Ma c’è anche qualcosa di profondamente pericoloso: dare valore e cercare un senso nelle piccole cose (la sfera intima, gli affetti) rischia di farci dimenticare delle grandi.
Sottrarsi alla routine per riscoprire il piacere per le minuzie quotidiane, anche se sono belle e piene di poesia, rischia di diventare il rovescio in fondo identico di quell’individualismo e di quella società della performance di cui dovrebbe essere la cura.
Non siamo che fili d’erba, non dobbiamo portare il peso del mondo sulle spalle, sosteneva Zerocalcare nel suo “Strappare lungo i bordi”. Ma questo rifugio nel piccolo e nell’intimo, per quanto consolatorio, più che una riscoperta a me sembra una ritirata.
Questo sguardo nuovo serve a cambiare, sì, il mio mondo ma anche, si spera, il mondo in generale.
A farci riscoprire – nella difficoltà, nel dolore – sicuramente grati, ma anche un po’ più “politici”. | Posted on 09/Feb/2024 01:43:49

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