Per me questo primo maggio ha gli occhi di una ragazza di vent’anni mangiata da una macchina da cucire, ha le mani di un ragazzino di 18 schiacciato da una putrella durante le ore di alternanza scuola lavoro, ha il cuore di 442 metalmeccanici licenziati con un sms per chiudere e delocalizzare, ha i sogni di un trentenne che consegna pizze per conto di un algoritmo, ha il colore della pelle di centinaia di braccianti schiavizzati e uccisi nei nostri campi di pomodoro dalle nostre multinazionali del buon cibo, ha i polmoni gonfi d’acqua di migliaia di ragazzi lasciati annegare a pochi chilometri dalle nostre coste che loro consideravano un’America piena di lavoro e soldi da mandare a casa, ha un quinto di stipendio in meno come una donna, ha sempre meno diritti, dignità, sicurezza. Fino a quando a comandare saranno i soldi e non il diritto alla dignità e alla vita, si morirà per il profitto di qualcuno. Che siano maledetti. Maledetti. Maledetti. #primomaggio #2022 #2023 #ancora
Avete rotto il cazzo. E i giovani non vogliono lavorare gratis, e vogliono troppi diritti, e colpa del reddito di cittadinanza, e non c’è richiesta di lavoro. Si cazzo, nessuno deve lavorare gratis, nessuno deve essere messo nelle condizioni di accettare di essere sottopagato, sfruttato, umiliato. Il lavoro si paga, e basta. Pagate la gente, fine. E se siete strozzati da un sistema costruito per abbassare costantemente il prezzo e il valore del lavoro, prendetevela con lo stato, non chiedete a nessuno di lavorare gratis, mettendo pure in campo il paternalismo di una sorta di distorta lezione di vita. Ho lavorato gratis anni nella mia vita, avevo la personale ambizione di vivere di musica, che è un sogno, io ero il datore di lavoro di me stesso e non facevo le cose per necessità ma per ambizione, ed era giusto così. Non si deve lavorare sottopagati per il profitto di un padrone, quando fai quel che fai per vivere. Non si serve ai tavoli gratis, gratis non si consegnano pizze, non si puliscono le spiagge gratis ne si risponde da una reception gratis, o a due lire. Pagate i ragazzi che lavorano e smettete di rompere i coglioni. @sapore.di.male #lavoro #estate
Che voto hai? Che misure hai? Quanti follower? Quanti esami dati? Quanto prendi? Quante store hai avuto? Quanto pesi? Quanto mangi? Quanto scopi? Quanto piaci? Quanto sei a tuo agio col tuo corpo? Quanto vendi? Quanto bevi? Quanto sei giovane? Quanto sei alta? Quanto sei bella? Quanti tatuaggi hai? Quanti rimpianti? Quante scuse? Quanto ti alleni? Quanto dormi? Quanto conti? Ma vaffanculo. #quanto
Un ragazzo si è ammazzato, e non riesco a non pensarci. Io ho perso due amici così, per scelta loro, e ogni volta ci ricado dentro. Si è ammazzato per un voto, un ritardo su un credito, per la paura di non essere all’altezza. E io non smetto di pensarci. Da una parte una retorica assassina, quella del merito, della prestazione, del risultato obbligatorio per vivere. Dall’altra una ancora peggiore nei risultati: del paternalismo, del se non ci arrivi è colpa del mondo infame. La verità è che tutti hanno diritto a una vita dignitosa, non al successo professionale. Quello è difficile. Vorrei vivere in una società in cui è concesso assumersi sfide difficili ed è concesso perderle. Voglio dire a gente della mia, o di dieci anni in meno, che è giusto nessuno ti regali niente come è umano fallire. Che meno ti regaleranno più fallirai, e più avrai nuovi strumenti per riuscire, e poi fallire di nuovo. Che non sei una nullità se non ce la fai e che comunque non c’è niente di dovuto. Che sono molto meglio i miei fallimenti dei miei successi, e senza i primi non esisterebbero i secondi, non viceversa. Che vi voglio bene, veramente. Che non è da questi particolari che si giudica un giocatore. Che noi tutti siamo ragazzi che ci faremo, anche se abbiamo le spalle strette. Che avrei voluto dirtelo al bar. Che il futuro non è scritto su un registro. #università
Non risponderò sempre al telefono ma non ti chiamerò di notte per sapere dove sei, sarò lontano a volte ma mai invidioso della tua felicità, non cercherò di rovinarti una sera in cui bevi o godi o sei allegra e sentirò quando sale la marea della malinconia, quando avrai bisogno di chiedere a qualcuno che cazzo faccio di me stessa sarò onesto a dirti che non lo so, che solo tu lo sai, ma nel frattempo possiamo ridere, fare cazzate e farci male, non pensarci che è un modo più raffinato di pensarci davvero, far succedere le cose. E ti dirò che sei bella per me ma non importa, che non conta in fondo quel che penso io o un altro, e neanche importa se sei bella, è solo una maniera per metterti le mani sulle guance usando le parole. E con potrai urlare, dire cose orrende, cose che a pensarci ti vergogni, perché so chi sei e conosco il casino che fai quando hai paura di essere felice. E la porta sarà sempre aperta, sempre, puoi uscire quando vuoi senza promesse in tasca ma senza promesse in tasca penso che se dovessi tornare mi ritroverai. E poi chilometri di lettere, come in quella canzone, tutte da bruciare in un solo istante nudi a fare la guerra tra le nostre lentiggini. Ti va? #nientedispeciale
Dove vedi un estintore e una postola ci sono l’idea di cambiare il mondo in cui viviamo e quella di mantenerlo così. Da una parte lavorare il giusto pagati il giusto per vivere meglio, dall’altra vivere per produrre merci. Da una parte il diritto a non essere schiavo di un algoritmo o di un campo di cotone, dall’alta la finanza che usa le persone come pedine. Da una parte l’idea che non contino i confini, il diritto di voto e cittadinanza, l’abbattimento dei lager di identificazione ed esplulsione e delle leggi che legittimano il mancato soccorso a gente che muore in mare, dall’altra lo sfruttamento di chi viene dai paesi più poveri per abbassare all’infinito il costo del lavoro. Da una parte l’abbattimento delle discriminazioni su sesso e orientamento sessuale sul posto di lavoro, dall’altra la voglia di mantenerla per interesse economico salvando la facciata una volta al mese indignandosi per un commento di tre stronzi sotto miliardi di commenti adoranti sul post di una popstar gay. Da una parte l’occupazione femminile, dall’altra la gravidanza come deficit fisiologico per trovare lavoro. Da una parte la sicurezza prima del profitto sul lavoro, dall’altra le putrelle che schiacciano ragazzi di 18 anni nei cantieri che lavorano già a scuola ma non pagati. Da una parte l’abbattimento dell’idea di nazione, dall’altra le guerre nazionaliste. E poi due ragazzi che un po’ lo sanno e un po’ no, finiti in mezzo alla storia. E tu ci vedi solo un estintore e una pistola. E comunque, scegli la pistola. Ancora una volta. Carlo vive, i morti siete voi. #genova #2001 #carlovive
Dieci anni insieme. Più di qualsiasi ragazza abbia mai avuto, più di molti matrimoni, più di molte cose che mi sono sembrate tutto e invece erano niente. Dieci con questi quattro sfigati come me, su e giù da un furgone, da un palco, da un paese a forma di scarpa. Prima dividendo tutto, il letto e i sogni, i viaggi e la puzza, il sudore e la voglia di non crescere mai. Poi lontani, ognuno un po’ perso dentro ai fatti suoi, con le case, i figli, i matrimoni, i trasferimenti in altre città, mentre io ancora qui nella stessa casetta dei vent’anni, non lontano dai miei. È difficile stare insieme, è una guerra, è uno stillicidio, è una fortuna e una condanne. Cinque persone con una parte femminile abbastanza spiccata da far di tutto una questione di principio e una maschile inevitabile che spesso trasforma ogni discussione in una gara a chi ce l’ha più grosso. Direbbe un amico di questi dieci anni, un incubo stupendo. Eppure, in mezzo alla polvere sollevata da tutte queste battaglie, rimane intatta un po’ di bellezza sospesa nell’aria. Un’ora e mezza ogni tanto, non più quasi ogni giorno come una volta. Non tutti sullo stesso furgone o sullo stesso treno per arrivarci a quel momento, ognuno con dietro qualcuno di famiglia, non più solo noi a farci forza di fronte al mondo. Ma un’ora e mezza in cui siamo soli, su un palco, senza niente attorno. Un’ora e mezza in cui ci guardiamo ancora con gli stessi occhi di dieci anni fa, in cui respiriamo insieme, in cui sudiamo, ridiamo e ci pare che tutto abbia ancora senso. In dieci anni, quell’ora e mezza non è mai cambiata, forse solo quella. Stasera ci festeggiamo a Roma, restano pochi biglietti su dice e sarete tantissimi. Vieni anche tu. Vieni a vedere lo spettacolo di arte varia di cinque persone che ancora si amano, dopo dieci anni. #lostatosociale #roma #10anni
Non sei sola. Quando credi siano tutte cazzate, quando non ti piace il tuo culo o le tue gambe, quando sono sette giorni che accumuli confezioni di pokè attorno al letto, quando ti bruciano gli occhi alla quarta puntata in fila di utopia, e la vita è tutto un casino come una stanza di clubhouse, quando piangi dietro a una playlist, quando compri una pianta con gli ultimi soldi del mese, quando salti un’esame, quando vivi in pigiama, quando mangi di notte e bevi da sola, non sei sola quando odi lo specchio e credi alle creme, quando ti manca uscire, quando mandi una foto a qualcuno che ti guarda senza vedere che ti senti sola ma non lo sei, anche dopo cento quarantene, oltre mille decreti, e fra diecimila zone. Non sei sola, e giuro che ti voglio bene. Notte. #notte
Poche parole di una canzone leggera leggera mentre sono un treno e l’Italia scorre verso un disastro. Penso che mi manchi, che forse ho perso troppo tempo, che mi resti incollata come una stupida melodia. Penso che non c’è amore nel chiederti di restare quando vuoi andare via, nel volere a tutti i costi piacerti, nel restare ancora qui, a fare presenza. Non c’è amore nel lieto fine obbligatorio, non c’è nei profili di coppia, nelle foto dei baci in spiaggia. Non c’è amore nelle cose giuste dette con la bava alla bocca, non c’è in un paese in cui si è passati velocemente dai razzisti al bar ai forcaioli della buoncostume su internet, entrambi in fondo a favore della pena di morte. Non c’è amore in un paese passato dal trattare le donne come stracci al trattare gli uomini come capri espiatori. Non c’è amore in un paese in cui se un comico di destra fa una battuta omofoba se ne parla per mesi e se dei ragazzi gay vengono menati per strada non ne parla nessuno. Non c’è amore in un paese in cui tutti chiedono empatia e nessuno la concede a chi sbaglia. Non c’è amore e il treno va. E te ne vai anche tu, perché vuoi, perché non sono tutto questo granché, e nessun post motivazionale di Instagram potrà davvero convincermi che sono un grande ed è il mondo che sbaglia a non capirmi. Perché non c’è amore in tutta questa voglia di essere amati a tutti i costi. Il treno va, io resto fermo, mentre tu chissà dove sei. Buon notte, davvero. #parole
Cento di questi giorni? Onestamente non lo so. Meglio altre vento vite, improbabili, divertenti, strane, inopportune, pericolose. Ho appena girato una scena in parapendio. Oggi chiudo un film in un posto lontano dal mondo. E poi il teatro. E poi la mia band del cuore. E non dormire mai, e non avere tempo. E bruciare quando si può. E morire di fretta che la vita è poca tocca viverne un po’ più di una. Per un pauroso come me, l’unica soluzione è correre, e mi auguro di avere fiato. E tu cosa mi auguri? #compleanno #auguri #vez #regaz
Scappiamo dai 40 gradi, dai 50 km di coda, dai tramonti in foto, dai dove sono/dove vorrei essere, dai è un … ma …, dai bollini rossi, dalle bibite rinfrescanti, dai mojito, dalle discoteche sulla spiaggia, dalle hot estive che non ci sono neanche più, dalle prove costume, dalle feste su tik tok, dai selfie sugli scogli, dai saluti da mondello, dalle rotture di cazzo, dai vittimismi eterni, da chi piange su internet, da chi si vanta della cicatrici, da chi ripete che è dalle crepe che passa la luce, dalle pagine motivazionali, da chi si offende, da chi parla in quanto donna, in quanto uomo, in quanto quanto, dai seimila contenuti al giorno, dalle trecento polemiche al giorno, dalle giornate mondiali di qualcosa ogni giorno. Andiamo dove non si fa un cazzo, e non rompiamo i coglioni a nessuno. Ti va? #basta #ig #via
Come quella volta con una macchina a noleggio tutta verde e le gambe bruciate dal sole e una playlist di canzoni con le chitarre, i pulp che suonavano babes, e poi assieme a vedere gli ecomostri, a scambiarci i mostri, a baciarci nei posti giusti, a fare l’amore nei parchi etruschi, nei laghi preistorici di tre uomini e una gamba, a fare la nonna in un campo e, in un albergo a ore consigliato dal mio amico napoletano, con le foto dei film degli anni 50 alle pareti, con l’afa sui vetri, con le tartarughe in giardino, con l’alcol in bocca al mattino, e la sera i camion impazziti sulla salaria, con la tua patente, con la mia faccia da culo, con un compleanno nel nulla e mille di questi giorni a fare in culo, con te come con me, con te o con nessuno, e ci ripenso ancora e non fa neanche male, e leggo questa frase di una canzone, che non ho sentito ancora, mi sa che è solo con te che mi piace viaggiare. #estate #2019 #viaggiare
Vieni con me, ti porterò lontano dalle polemiche del giorno, dalle tisane dimagranti, dagli articoli sui figli dei miliardari che vogliono cambiare nome e genere, dalle shitstorm sulle shitstorm sulle shitstorm e così all’infinito, dalle stronzate dette dalle influencer perché qualcuno si è convinto che tutti debbano avere qualcosa di intelligente da dire, dalle canzoni dell’estate tutte uguali fatte di plastica uguale, da quelli che pensano davvero che parlare di identità sia parlare di chi sei e da dove vieni e non di dove vuoi andare e con chi, da centinaia di stronzi che ogni giorno cercano qualcuno da lapidari su internet urlando che sono pieni di empatia. Vieni, saremo io e te, un sacco di musica povera, il culo per terra, il vino nel corpo, le scritte sui muri, la pelle nuda e un mare di cose che ci mancano che ci aspettano davanti a un mare. #ioete #vaffanculo
Dieci anni fa scrivevo undici canzoni in cameretta, nella mia casa piccola piccola, con i miei amici di sempre. Uscì un disco e ci cambiò la vita per sempre. Chi lavorava finì per licenziarsi, chi studiava smise per montare su un furgone. Ed era tutto surreale e inspiegabile. La prima volta che vedi centinaia di persone che ti urlano addosso le parole delle canzoni che hai scritto da ragazzino sfigato in camera tua convinto che nessuno ti avrebbe mai cagato di striscio, pensi una cosa semplice: tutto questo non ha alcun senso. Stasera suoniamo nel festival che amo di più, a Padova. Il primo posto in cui mi sono sentito fuori posto per la quantità di bellezza ed energia che mi cascava addosso senza motivo. Cose per cui vale la pena vivere, e amare. Ci vediamo stasera, l’ingresso è a un euro come dieci anni fa. Vorrei ci foste tutti, vi voglio bene. #lostatosociale #turistidellademocrazia #10 #sherwood
Ciao amica mia, Ti voglio dire una cosa importante, che non ti dice nessuno. Non è più tempo di essere fragili, proprio adesso che tutti parlano di fragilità. Dieci anni fa essere fragili era vietato, dovevi competere, vincere, arrivare primo. Essere fragili era una piccola rivoluzione, come a dire “io non sto alle regole del gioco”. Era un segno di forza. Ora tutti ti ripetono che puoi essere fragile. Gli influencer, le multinazionali, i social, instagram, tik tok, le rockstar. Un continuo ritornello: vai bene così. E sai perché? No, non perché tu piaccia a loro per come sei, non ti conoscono. Ma per venderti cose, canzoni, bibite, vestiti, serie tv, abbonamenti. Perché tu ti senta legittimata nella tua sofferenza – come se dovessero legittimarti loro – e non rompa il cazzo, e non trasformi la fragilità in forza. Compra, piangi, muori. E così ti abitui solo a vedere la parte fragile di te, fino a sentirti una vittima, fino a deprimerti. Fino a quando qualsiasi stronzata ti dica un coglione diventa una ferita reale, fino a quando dai a qualsiasi stronzo il potere di farti del male con una battuta su cose del cazzo come un chilo in più o in meno, secondo quali canoni poi. È tempo di essere forti, di uscire di casa, di trattare i poveri stronzi liquidandoli come poveri stronzi e di usare la tua fragilità, la tua unicità, per mandare affanculo chi prova a ridurti a vittima e venderti cose inutili. #fragilità #vita #amica
Ti prometto di non essere puntuale agli appuntamenti, di non portarti mai a mykonos o dubai, di non venire a prenderti con una tesla, di non riservarci un tavolo al papeete e non offrirti un donpero, di non farti trovare le rose a casa, di non festeggiare i mesiversari, di non dedicarti una canzone di ultimo, di non farti le foto in posa mentre sei in spiaggia, di non notare a volte i tuoi cambi di taglio. Ti prometto una tovaglia a quadri, un vino per strada, un piano che suoni sempre quando vuoi, una casa in cui possono dormire tutti, un letto fresco, una testa leggera, una vita gratis e un errore alla volta, pagare la cena a turno e mangiare senza orari, scopare e sbagliare assieme, e sognare tutto quello che si può. Ti va? #giugno #estate #liberi
Questo è Billy, uno che sarei potuto essere io. Che potrei essere io. Una rockstar di provincia fallita che finisce a suonare musica di merda ai matrimoni dei ricchi che odia, imbottito di depressione e psicofarmaci. Si ritrova a suonare al matrimonio dell’amore della sua vita, che avrebbe potuto essere sua una vita fa, quando fottuto dal delirio di onnipotenza era convinto di essere il futuro del rocknroll e in nome di questo delirio la tradiva compulsivamente, fino a quando l’ha persa. Un uomo fragile e a volte penoso, a cui resta solo l’odio a compensare tutto l’amore sprecato e tutta la musica perduta. Esce oggi al cinema IL GIORNO PIÙ BELLO, una commedia su un matrimonio disastroso in cui qualcuno si salva la vita lasciando da parte i propri demoni. Andare a vederlo, che al cinema fa fresco e un anno fa c’erano caldo, zanzare e la voglia di raccontare una storia. A volte devi andare a fondo delle cose che ti fanno paura solo per strappare un sorriso. #ilgiornopiubello #cinema @paolokes @lucabizza @violante.placido @valeriabilello @stefanodemartino @fiammettacicogna @carlo_buccirosso_official @tullia.pagano
Ciao ragazza che ti sei scritta una mia frase sulla pelle. Se mi conoscessi, ti deluderei. E mi imbarazza molto l’idea di poterti stare un giorno sul cazzo. Ma le persone non tradiscono mai le loro parole, perché non le possiedono, non sono di nessuno. Non sono più mie che tue, anzi a vedere la tua pelle sono più tue che mie. Intendevo dire che da qualche parte c’è ancora una luce nei tuoi occhi, nei miei. Una forza irrazionale e lucida che ti farà rischiare il culo mollando un lavoro di merda, un capo di merda, uno stronzo che ti avvelena la vita, una città che ti sta stretta da sempre, un pudore e una vergogna in fondo inutili quanto lo è l’orgoglio. La forza di mandare tutto affanculo e ricominciare. Di non fare tutto per sentirsi al sicuro, per i soldi, per non avere rotture di cazzo, per il successo, per un futuro che non vuoi. Io non so se ce l’avrò, ma non è importante. Tu te lo sei promessa addosso, e forse ce la farai. Non spegnerti mai. #rocker #music #live
Vorrei tornare a quando mi hai fatto questa foto. A non pensare a un cazzo, a ridere di me, delle miserie che mi portano a similare la spontaneità di un sorriso verso qualcuno che abbia detto qualcosa di divertente che non c’era, perché ridere era solo ridere, senza bisogno di scuse. Perché avevo solo uno zaino e un costume, perché amavo in maniera frettolosa, incostante, infedele, disperata eppure in qualche maniera pura. Perché sapevo di non essere nessuno, perché ero in viaggio, perché non avevo paura del tempo, perché questa foto non avrebbe fatto like, perché il mio cuore non urlava di notte e non taceva di giorno, perché avevo meno sonno, meno sete, perché mi avevano solo menato da ragazzino, niente a che vedere con le botte che ti danno gli adulti, perché non mi nascondevo, perché sapevo essere leggero anche nel mio fare schifo, perché non importa più. Tutto questo caldo, tutto questo freddo dentro. E ancora quella foto in cui ridevo e non guardavo. Almeno, questa volta, non è tutto quello che ho di te. Non è tutto quello che hai di me. #foto #anni10
Avevo vent’anni. Il mio migliore amico mi chiama mentre sono in una disperata pausa pranzo di un disperato secondo anno di accademia in fila per una pizza al taglio, la volta su dieci che la scheda è piena quella pizza è gratis. Una sorta di giornata fortunata. Mi chiama e mi fa la domanda più assurda che mi abbiano mai fatto. “Sei in piedi?”. Che cazzo di domanda è sei in piedi? Si va bene sono in piedi ma che cazzo vuol dire? “Siediti!”. Vecchio ma sei matto? Che cazzo hai fumato? Mi siedo va bene, mi siedo che cazzo, però basta stronzate che qui siamo sempre di corsa. “Sei seduto?” Ancora? Senti vaffanculo dai, che devi dirmi? “B è morta”. La mia prima ragazza, non più prima ragazza. E una panchina, e attorno il deserto, e un telefono che non sapevo più sentire. E i vent’anni via così, in un istante. Puf. A chiedermi come ho fatto ad essere stato così stupido da aver fatto capricci per la cosa più stupida che esista, la gelosia. Che coglione. Una panchina e il deserto. La mia panchina. Mi trovate ancora lì. Non mi sono mai alzato del tutto. #brividi
Storie di bar. Dieci anni su e giù per l’Italia e qualche bar di riferimento, uno di questi è a porto sant’elpidio e si chiama papalina. Un pezzo di cuore. Adesso è il bar più famoso d’Italia per aver comandato a distanza megaproduzioni televisive inventandosi @fantasanremo e @fantaesc. E così ci si rivede alla Lavazza iTierra! Experience Lounge davanti a un buon caffè ancora una volta, a Torino. Grazie a @lavazzait #RhythmOfNature
Sei la somma di tutti i treni che ho perso, di tutti i minuti di ritardo, di tutti i panini unti e sbagliati, di tutte le ore di sonno mancato nelle occhiaia, di tutte le magliette sudate nei treni d’agosto, di tutte le volte che il sole mi ha spaccato la testa in un piazzale di una stazione, di tutti le telefonate rompicazzo dai call center dei contratti energetici, di tutti i giga fottuti da netflix, di tutte le playlist sempre uguali a consumare il tempo e le orecchie, di tutti i nodi alle cuffie, di tutti gli schermi rotti, di tutti i cerotti per i tagli del rasoio, di tutte le ragazze che ho guardato mentre leggevano dietro agli occhiali da sole, di tutte le poesie d’amore di cui mi vergogno, di tutte le fermate che stavo perdendo per colpa di un sogno, di tutte le stronzate che fai per stupido orgoglio, di tutti i viaggi inutili che ho fatto per arrivare a te. #bologna #bolo @saracamporesi.it
Roma fa sempre paura, Roma ci capiamo e non ci capiamo, Roma è un po’ troppo grande, Roma magari mi fai male, Roma ci si va sempre, Roma che ti prende in mezzo, Roma che c’è l’aria buona, Roma come andrà il concerto, Roma ha le sue canzoni, Roma facci un po’ bene, Roma stiamo per tornare. Festeggiamo con un concerto de Lo Stato Sociale i dieci del nostro primo disco, quanto tutto era più facile e i prezzi erano popolari. E lo facciamo a Roma, per soli 5 EURO, al parco shuster, il 16 luglio. Tocca prendere i biglietti subito, e fare gli stupidi quella sera. Biglietti su dice. Sarà bello. #roma #live #lostatosociale