🔻IL TRIANGOLO DELLA VERGOGNA🔻 “Ci vuole fatica per essere felici. Non la felicità semplice dei manuali, ma quella che arriva dopo la disfatta, quando ti accorgi che sei ancora lì. La felicità dei sopravvissuti è un residuo di grazia. Rudolf Brazda aveva vent’anni quando si innamorò per la prima volta. Di Werner. Germania, 1933. Un ragazzo che ama un ragazzo. Lo fecero con la forza della giovinezza, quella che crede che il mondo possa sopportare l’amore. Ma il mondo non lo sopportò. Nel 1937 la Gestapo li scoprì. Per Rudolf ci fu la prigione. Poi Buchenwald. Sul petto gli cucirono un triangolo rosa. Non era solo un marchio, ma un’idea: il rosa, colore tradizionalmente attribuito alle donne, fu scelto per umiliare uomini che, per il regime, avevano smesso di esserlo. Non bastava marchiarli come “colpevoli”: bisognava renderli “femminili”. Come se non ci fosse nulla di più disonorevple, per un uomo, che assomigliare ad una donna. Dietro quel pezzo di stoffa, c’era un pensiero abissale: che la donna fosse la misura della vergogna. In quella scelta cromatica si manifesta una logica di potere che accomuna due vittime: le donne e gli omosessuli. Entrambi puniti per aver infranto il codice della forza. per aver usato incarnare una libertà che non si lascia regolare. Rudolf visse, vide morire, sopravvisse. Non raccontò nulla per sessant’anni. A 95 anni, decise di farlo. Disse: “Sono stato fortunato. Ad essere omosessuale, ad averv vissuto una bella vita, dopo essere sopravvissuto a Buchenwald.” Forse solo chi ha toccato l’inferno può parlare davvero di felicità. Perché è una vita felice non è quella che non conosce dolore: è quella che lo attraversa e lo trasforma in qualcosa che illumina Non rivide più Werner. Fu il suo primo amore e rimase per sempre la misura di tutti gli altri: l’amore prima della paura. Rudolph Brazda morì nel 2011, l’ultimo uomo col triangolo rosa. Quel colore, imposto per ferire, univa due condanne: quella di essere donna e quella di amare un uomo. Due forme di libertà punite nello stesso modo, perché troppo vicine alla vita. Forse a questo quei carnefici non hanno mai sopportato: che la vita, comunque, si ostini a rinascere.”
. Federica Pellegrini, io e il nuoto. @kikkafede88
🩷 L’intelligenza è plurale, ma il gesto, quello vero, è sempre personale. Management: @mncomm.it
🌸Ci siamo quasi!🌸 Questo fine settimana Gardensia torna nelle principali piazze italiane e potremo trasformare un gesto semplice in qualcosa di straordinario💜 📅 Venerdì 6, sabato 7 e domenica 8 marzo VIENI in piazza e scegli una gardenia, un’ortensia, o entrambe: il tuo contributo sarà ricerca, servizi, cura e sostegno per oltre 144.000 persone con sclerosi multipla e patologie correlate e le loro famiglie. Due fiori, un unico grande gesto che fa davvero la differenza. Ti aspettiamo! 🌸✨ Scopri di più sull’evento e cerca la piazza più vicina a te: 👉 https://www.aism.it/gardensia #gardensia #gardenia #ortensia #aism #sclerosimultila
⭐️𝐒𝐎𝐋𝐃 𝐎𝐔𝐓⭐️ 𝐅𝐎𝐑𝐓𝐄 𝐄 𝐂𝐇𝐈𝐀𝐑𝐀 𝐆𝐫𝐚𝐳𝐢𝐞. 𝐅𝐨𝐫𝐭𝐞 𝐞 𝐂𝐡𝐢𝐚𝐫𝐚 riempie i teatri, perché è la storia di tutti noi. 𝐌𝐢𝐥𝐚𝐧𝐨, 𝐌𝐨𝐝𝐞𝐧𝐚, 𝐁𝐨𝐥𝐨𝐠𝐧𝐚, 𝐀𝐨𝐬𝐭𝐚, 𝐂𝐚𝐦𝐩𝐢 𝐁𝐢𝐬𝐞𝐧𝐳𝐢𝐨, 𝐋𝐞𝐜𝐜𝐨, 𝐕𝐢𝐠𝐨𝐧𝐞, 𝐂𝐚𝐬𝐭𝐞𝐥 𝐒𝐚𝐧 𝐆𝐢𝐨𝐯𝐚𝐧𝐧𝐢, 𝐋𝐚𝐭𝐢𝐧𝐚. Un teatro dopo l’altro. 𝐂𝐡𝐢𝐚𝐫𝐚 𝐅𝐫𝐚𝐧𝐜𝐢𝐧𝐢 𝐢𝐧𝐜𝐚𝐧𝐭𝐚 𝐢𝐥 𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐨 Si racconta al pubblico con un monologo potente, senza filtri, che mette a nudo fragilità, desideri e contraddizioni della nostra epoca. «Il gioco è la cosa più bella che ci sia, e stasera voglio giocare con voi». È da questa frase, sospesa tra ironia e verità, che prende forma lo spettacolo, con la regia di Alessandro Federico e le musiche originali eseguite dal vivo da Francesco Leineri. Tratto dall’omonimo libro, Forte e Chiara diventa in scena un one woman show che attraversa esperienze personali e riflessioni collettive. Il tono è diretto, confidenziale: sembra di ascoltare un’amica brillante che, tra una battuta e l’altra, sceglie di aprire il proprio cuore senza maschere. Dietro l’apparente spontaneità si avverte però 𝐮𝐧𝐚 𝐬𝐭𝐫𝐮𝐭𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐬𝐨𝐥𝐢𝐝𝐚, 𝐮𝐧 𝐫𝐢𝐭𝐦𝐨 𝐚𝐭𝐭𝐞𝐧𝐭𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐫𝐮𝐢𝐭𝐨, capace di accompagnare lo spettatore in una narrazione emotivamente coinvolgente. 𝐔𝐧𝐚 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐬𝐜𝐞𝐧𝐢𝐜𝐚 𝐦𝐚𝐠𝐧𝐞𝐭𝐢𝐜𝐚 Francini domina il palco con energia frizzante e consapevolezza. Ogni gesto è misurato, ogni sguardo cerca quello del pubblico, instaurando una complicità che rende lo spettacolo vivo. Il racconto affronta temi universali: la ricerca di sé, il confronto con le aspettative altrui, il bisogno di sentirsi «abbastanza» in una società che pretende costantemente sicurezza e performance impeccabili. Il lungo applauso finale conferma la riuscita di un lavoro straordinario, capace di divertire e far riflettere. 𝐋𝐞 𝐝𝐚𝐭𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐯𝐞𝐫𝐫𝐚𝐧𝐧𝐨: 𝐓𝐨𝐫𝐢𝐧𝐨 – Teatro Colosseo 18 marzo 𝐌𝐚𝐠𝐞𝐧𝐭𝐚 – Teatro dei Navigli 19 marzo 𝐆𝐞𝐧𝐨𝐯𝐚 – Teatro Verdi, Sestri Ponente 20 marzo 𝐏𝐞𝐬𝐜𝐢𝐚 – Teatro Pacini 21 marzo 𝐌𝐨𝐧𝐭𝐞𝐫𝐨𝐭𝐨𝐧𝐝𝐨 – Teatro Franco Ramarini 22 marzo Grazie @lea.landucci
. Su La Stampa il mio commento sulla vicenda delle immagini pornografiche ricreate con l’intelligenza artificiale, in cui sono stata coinvolta. Indignarsi per le immagini create dall’AI è come scandalizzarsi per il topping di un fast food, fingendo di non sapere che tutto il resto del menù è spazzatura. Il problema non è la tecnologia: è l’umano — la sua fame antica di guardare, possedere, consumare. La vera oscenità non è il corpo nudo, ma la nostra ipocrisia vestita da virtù. L’algoritmo della virtù Mi hanno detto che anch’io, da qualche parte, sono finita in un archivio digitale di corpi inventati. Un algoritmo mi avrebbe “spogliata”. Eppure, a dirla tutta, la notizia non mi ha fatto né caldo né freddo. Non per indifferenza, ma perché l’intelligenza artificiale non ha inventato niente: ha solo perfezionato la pornografia che abita da sempre la nostra civiltà. Non serve più un buco della serratura: basta uno schermo. E dietro quello schermo, lo stesso occhio antico — quello che Pasolini chiamava “la fame di realtà” trasformata in merce. Trovo che questa ondata di indignazione pubblica sia una forma di marketing morale. Si alimenta il ciclo dell’attenzione che è la vera pornografia del nostro tempo: quella dell’indignazione esibita. Ciò che accade non è un giochino tecnologico: è un atto di appropriazione, una forma di stupro simbolico che distrugge la libertà e l’integrità di chi ne è bersaglio. Servono leggi più chiare, strumenti di tutela immediata, sanzioni reali. Non per censurare l’innovazione, ma per ristabilire un principio elementare di responsabilità: chi crea o diffonde contenuti falsi che ledono la dignità di una persona deve risponderne, come chi diffonde un video reale. Ma trovo osceno il modo in cui si monetizza l’umiliazione. Ci scandalizziamo del falso nudo, ma viviamo dentro un nudo continuo, di opinioni, di immagini, di emozioni condivise fino alla nausea. L’AI non ci ha tolto nulla: ha solo reso visibile quello che già eravamo. Il male non viene dal futuro. È qui, con la sua antica faccia di desiderio e potere. E la vera oscenità non è il corpo nudo, ma la nostra ipocrisia vestita da virtù […] Il commento integrale su La Stampa
@chiarafrancini, attrice e scrittrice, autrice di “Le querce non fanno limoni” (Rizzoli), entra nel mondo di Manuel parlando a Leoni per Agnelli dell’importanza della memoria, della necessità di affrontare un presente complesso con altrettanta complessità, e del ruolo ambivalente della vergogna nella società contemporanea. Ascolta la puntata con @aew.manuelagnelli seguendo il #linkinbio. . . . #Radio24 #LeoniperAgnelli #ChiaraFrancini #Memoria
@chiarafrancini, attrice e scrittrice, autrice di “Le querce non fanno limoni” (Rizzoli), entra nel mondo di Manuel parlando a Leoni per Agnelli dell’importanza della memoria, della necessità di affrontare un presente complesso con altrettanta complessità, e del ruolo ambivalente della vergogna nella società contemporanea. Ascolta la puntata con @aew.manuelagnelli seguendo il #linkinbio. . . . #Radio24 #LeoniperAgnelli #ChiaraFrancini #Memoria
@chiarafrancini, attrice e scrittrice, autrice di “Le querce non fanno limoni” (Rizzoli), entra nel mondo di Manuel parlando a Leoni per Agnelli dell’importanza della memoria, della necessità di affrontare un presente complesso con altrettanta complessità, e del ruolo ambivalente della vergogna nella società contemporanea. Ascolta la puntata con @aew.manuelagnelli seguendo il #linkinbio. . . . #Radio24 #LeoniperAgnelli #ChiaraFrancini #Memoria
@chiarafrancini, attrice e scrittrice, autrice di “Le querce non fanno limoni” (Rizzoli), entra nel mondo di Manuel parlando a Leoni per Agnelli dell’importanza della memoria, della necessità di affrontare un presente complesso con altrettanta complessità, e del ruolo ambivalente della vergogna nella società contemporanea. Ascolta la puntata con @aew.manuelagnelli seguendo il #linkinbio. . . . #Radio24 #LeoniperAgnelli #ChiaraFrancini #Memoria
@chiarafrancini, attrice e scrittrice, autrice di “Le querce non fanno limoni” (Rizzoli), entra nel mondo di Manuel parlando a Leoni per Agnelli dell’importanza della memoria, della necessità di affrontare un presente complesso con altrettanta complessità, e del ruolo ambivalente della vergogna nella società contemporanea. Ascolta la puntata con @aew.manuelagnelli seguendo il #linkinbio. . . . #Radio24 #LeoniperAgnelli #ChiaraFrancini #Memoria
@chiarafrancini, attrice e scrittrice, autrice di “Le querce non fanno limoni” (Rizzoli), entra nel mondo di Manuel parlando a Leoni per Agnelli dell’importanza della memoria, della necessità di affrontare un presente complesso con altrettanta complessità, e del ruolo ambivalente della vergogna nella società contemporanea. Ascolta la puntata con @aew.manuelagnelli seguendo il #linkinbio. . . . #Radio24 #LeoniperAgnelli #ChiaraFrancini #Memoria
@chiarafrancini, attrice e scrittrice, autrice di “Le querce non fanno limoni” (Rizzoli), entra nel mondo di Manuel parlando a Leoni per Agnelli dell’importanza della memoria, della necessità di affrontare un presente complesso con altrettanta complessità, e del ruolo ambivalente della vergogna nella società contemporanea. Ascolta la puntata con @aew.manuelagnelli seguendo il #linkinbio. . . . #Radio24 #LeoniperAgnelli #ChiaraFrancini #Memoria
@chiarafrancini, attrice e scrittrice, autrice di “Le querce non fanno limoni” (Rizzoli), entra nel mondo di Manuel parlando a Leoni per Agnelli dell’importanza della memoria, della necessità di affrontare un presente complesso con altrettanta complessità, e del ruolo ambivalente della vergogna nella società contemporanea. Ascolta la puntata con @aew.manuelagnelli seguendo il #linkinbio. . . . #Radio24 #LeoniperAgnelli #ChiaraFrancini #Memoria
@chiarafrancini, attrice e scrittrice, autrice di “Le querce non fanno limoni” (Rizzoli), entra nel mondo di Manuel parlando a Leoni per Agnelli dell’importanza della memoria, della necessità di affrontare un presente complesso con altrettanta complessità, e del ruolo ambivalente della vergogna nella società contemporanea. Ascolta la puntata con @aew.manuelagnelli seguendo il #linkinbio. . . . #Radio24 #LeoniperAgnelli #ChiaraFrancini #Memoria
@chiarafrancini, attrice e scrittrice, autrice di “Le querce non fanno limoni” (Rizzoli), entra nel mondo di Manuel parlando a Leoni per Agnelli dell’importanza della memoria, della necessità di affrontare un presente complesso con altrettanta complessità, e del ruolo ambivalente della vergogna nella società contemporanea. Ascolta la puntata con @aew.manuelagnelli seguendo il #linkinbio. . . . #Radio24 #LeoniperAgnelli #ChiaraFrancini #Memoria