Angelina Mango improvvisa all’Eurovision “Imagine” di John Lennon e, come ha scritto letteralmente ogni giornale italiano, “lancia il suo messaggio di pace”. Con tutta la simpatia per la cantante, direi che ci saremmo anche stancati, dopo 8 mesi e più di 35k morti, di questa retorica melensa e PERICOLOSA. Scriveva Fisher che il capitalismo produce discorsi/eventi apparentemente di rottura, ma ai quali “possiamo partecipare tutti”. Ovvero che non incrinano nulla, che non trasformano nulla, che danno l’illusione di essere dalla parte giusta senza individuare alcun responsabile per i mali del mondo ( e dunque di fatto senza proporre alcuna soluzione). La parola PACE è spesso al centro di questa strategia. Chi vuole che la gente soffra? Muoia? Debba scappare dalla propria casa o vederla distrutta? NESSUNO. Dunque chi vuole la guerra (e non la pace)? NESSUNO. Chi è responsabile di questi morti (o della crisi climatica, o delle condizioni di sfruttamento sul lavoro, etc.)? Nessuno, perché nessuno li vuole. Sono semplicemente COSE CHE CAPITANO. Si tratta della stessa strategia che prevede, di fronte al dilagare del razzismo negli USA, alle violenze della polizia che lo slogan da usare non sia “le vite delle persone nere contano” (BLM) ma “TUTTE LE VITE CONTANO”. Diviene irrilevante chi concretamente viene ucciso/sfruttato/discriminato, scompaiono vittime e responsabili, cancellati da un appello astratto al valore di tutte le vite. Di fronte a un genoc1di0, non solo non basta affermare: “vogliamo vivere in pace” “W la pace”, ma è anche pericoloso, perché cancella, annega nella melassa, la semplice evidenza che è necessario dire che chi opprime, chi stermina deve essere fermato ad ogni costo. Quali sono, insomma, le condizioni REALI della pace che invochiamo: la cancellazione di un popolo? O il suo riconoscimento? Bisogna avere il coraggio di dire che le vite palestinesi contano, che la pace che vogliono gli oppressori significa stermino, che “fanno il deserto e lo chiamano pace”. 🍉❤
Giovanna Botteri in diretta TV, al tg3, spiega come fanno i combattenti ucraini a rendere “più forte” l’effetto delle loro molotov (video nelle storie). Che significa più forte? Più letale, più devastante. Lo fa con il sorriso sulle labbra e con il culo sul divano di casa sua, come se stesse commentando una partita di pallone. Non c’è un cazzo da ridere, Giovanna, proprio niente.
Domani, tre anni. #orso #lorenzoorsetti #kurdistan #bijikurdistan P.s. la seconda foto è stata scattata nel novembre di quell’anno, dopo una bellissima iniziativa con Alessandro Orsetti e @social_mentepericolosa @exopgjesopazzo
Domani, tre anni. #orso #lorenzoorsetti #kurdistan #bijikurdistan P.s. la seconda foto è stata scattata nel novembre di quell’anno, dopo una bellissima iniziativa con Alessandro Orsetti e @social_mentepericolosa @exopgjesopazzo
Oggi in Francia su è votato per l’elezione del Presidente, andranno al ballottaggio Macron e Le Pen. Male, molto male. Ma J.L. Melanchon li segue a ruota con un gran risultato (21%). Questa foto è di 4 anni fa @exopgjesopazzo , ci sono molto affezionata, il perché lo trovate tutto nelle parole di @salvatore_prinzi “Non avete idea di quante persone “famose” conosciamo (…) che in privato ci dicono: sì io sono d’accordo con voi, ma non posso espormi perché siete piccoli, perché non voglio associarmi a un partito politico, perché, perché… Perché in definitiva ci vado a perdere (…). Tutti a farsi i calcoli. Mélenchon se ne fregava di questi ragionamenti che alla fine rispecchiano l’ordine valoriale dei padroni. Perché noi non siamo mai stati dove conviene, dove ci torna qualcosa, ma dove è giusto. Sapeva che noi avremmo preso molto poco, noi non gli avevamo mentito. Sapeva che era un miracolo in Italia per un movimento di alternativa radicale, oscurato dai media, superare l’1%. “Io me ne frego di quanto prenderete. Non è questo che conta. L’importante è che ci siate. Che in Italia sia finalmente nato qualcosa di nuovo”. E anche dopo le elezioni, ci invitò a continuare, a costruire a poco a poco radicamento, perché anche a loro i risultati erano giunti con tempo e fatica. Ecco, stasera, vedendo che Mélenchon sta sfiorando il miracolo, è andato oltre il 20% – nonostante sia da anni attaccato dai media, che ovviamente preferiscono parlare dell’estrema destra per poter poi presentare Macron come “baluardo” di civiltà; nonostante la stessa sinistra lo abbia chiamato “bollito”, denigrato – non posso non pensare che la chiave del successo dell’Union Populaire sta anche in questo atteggiamento. Non è un caso se Mélenchon è il più votato fra i giovani fino a 35 anni, nei Territori di Oltremare, fra le parti più attive della società… Umiltà, voglia di imparare, coraggio per le proprie idee, nessuna subordinazione mentale ai valori dei nostri nemici, sapere che a volte ci vuole tempo, che da qualche parte bisogna pur partire. E COERENZA.”
Cosa sta succedendo in Sri Lanka? Ieri in Sri Lanka la polizia ha sparato sui manifestanti: una persona è morta, altre 14 sono state ferite. Nelle ultime settimane lo Sri Lanka, Paese nel quale già gran parte della popolazione vive in condizioni di povertà e in tantissimi sono costretti a emigrare (e spesso vengono a fare lavoro di cura qui da noi, sfruttati e sottopagati) ha visto acuirsi la situazione di crisi economica in cui versa. Decine di migliaia di persone sono scese in piazza contro l’aumento ulteriore dei costi del carburante e dei beni di prima necessità. Molti erano in fila anche da 5 giorni per fare un pieno, quando il rifornimento di carburante è arrivato e il prezzo fissato è ulteriormente salito. Per protesta, a Rambukkana, alcuni mezzi hanno bloccato l’autostrada che collega Colombo (la capitale) alla città di Kandy e i manifestanti hanno occupato un tratto della ferrovia della zona. La polizia ha aperto il fuoco sulla folla. Le autorità sostengono che le persone scese in piazza volessero dare fuoco ad un’autocisterna di carburante, ma questa versione è tutt’altro che convincente (tanto che la rappresentante delle Nazioni Unite in Sri Lanka e la Commissione per i diritti umani del paese hanno chiesto di aprire un’indagine sui fatti di ieri). In Sri Lanka di sta preparando lo sciopero generale e molte altre manifestazioni contro il Governo che non fa nulla per contrastare l’aumento dei prezzi e tamponare la situazione drammatica in cui si trovano tanti dei suoi cittadini. Non sappiamo come andrà a finire. Ma sappiamo che anche noi da qui possiamo fare qualcosa: intanto PARLARNE, accendere i riflettori sulle violenze, la repressione e la violazione dei diritti umani in Sri Lanka e poi PARTECIPARE alle manifestazioni di solidarietà che saranno certamente organizzate dalle comunità anche nel nostro Paese.
Cosa sta succedendo in Sri Lanka? Ieri in Sri Lanka la polizia ha sparato sui manifestanti: una persona è morta, altre 14 sono state ferite. Nelle ultime settimane lo Sri Lanka, Paese nel quale già gran parte della popolazione vive in condizioni di povertà e in tantissimi sono costretti a emigrare (e spesso vengono a fare lavoro di cura qui da noi, sfruttati e sottopagati) ha visto acuirsi la situazione di crisi economica in cui versa. Decine di migliaia di persone sono scese in piazza contro l’aumento ulteriore dei costi del carburante e dei beni di prima necessità. Molti erano in fila anche da 5 giorni per fare un pieno, quando il rifornimento di carburante è arrivato e il prezzo fissato è ulteriormente salito. Per protesta, a Rambukkana, alcuni mezzi hanno bloccato l’autostrada che collega Colombo (la capitale) alla città di Kandy e i manifestanti hanno occupato un tratto della ferrovia della zona. La polizia ha aperto il fuoco sulla folla. Le autorità sostengono che le persone scese in piazza volessero dare fuoco ad un’autocisterna di carburante, ma questa versione è tutt’altro che convincente (tanto che la rappresentante delle Nazioni Unite in Sri Lanka e la Commissione per i diritti umani del paese hanno chiesto di aprire un’indagine sui fatti di ieri). In Sri Lanka di sta preparando lo sciopero generale e molte altre manifestazioni contro il Governo che non fa nulla per contrastare l’aumento dei prezzi e tamponare la situazione drammatica in cui si trovano tanti dei suoi cittadini. Non sappiamo come andrà a finire. Ma sappiamo che anche noi da qui possiamo fare qualcosa: intanto PARLARNE, accendere i riflettori sulle violenze, la repressione e la violazione dei diritti umani in Sri Lanka e poi PARTECIPARE alle manifestazioni di solidarietà che saranno certamente organizzate dalle comunità anche nel nostro Paese.
Cosa sta succedendo in Sri Lanka? Ieri in Sri Lanka la polizia ha sparato sui manifestanti: una persona è morta, altre 14 sono state ferite. Nelle ultime settimane lo Sri Lanka, Paese nel quale già gran parte della popolazione vive in condizioni di povertà e in tantissimi sono costretti a emigrare (e spesso vengono a fare lavoro di cura qui da noi, sfruttati e sottopagati) ha visto acuirsi la situazione di crisi economica in cui versa. Decine di migliaia di persone sono scese in piazza contro l’aumento ulteriore dei costi del carburante e dei beni di prima necessità. Molti erano in fila anche da 5 giorni per fare un pieno, quando il rifornimento di carburante è arrivato e il prezzo fissato è ulteriormente salito. Per protesta, a Rambukkana, alcuni mezzi hanno bloccato l’autostrada che collega Colombo (la capitale) alla città di Kandy e i manifestanti hanno occupato un tratto della ferrovia della zona. La polizia ha aperto il fuoco sulla folla. Le autorità sostengono che le persone scese in piazza volessero dare fuoco ad un’autocisterna di carburante, ma questa versione è tutt’altro che convincente (tanto che la rappresentante delle Nazioni Unite in Sri Lanka e la Commissione per i diritti umani del paese hanno chiesto di aprire un’indagine sui fatti di ieri). In Sri Lanka di sta preparando lo sciopero generale e molte altre manifestazioni contro il Governo che non fa nulla per contrastare l’aumento dei prezzi e tamponare la situazione drammatica in cui si trovano tanti dei suoi cittadini. Non sappiamo come andrà a finire. Ma sappiamo che anche noi da qui possiamo fare qualcosa: intanto PARLARNE, accendere i riflettori sulle violenze, la repressione e la violazione dei diritti umani in Sri Lanka e poi PARTECIPARE alle manifestazioni di solidarietà che saranno certamente organizzate dalle comunità anche nel nostro Paese.
Cosa sta succedendo in Sri Lanka? Ieri in Sri Lanka la polizia ha sparato sui manifestanti: una persona è morta, altre 14 sono state ferite. Nelle ultime settimane lo Sri Lanka, Paese nel quale già gran parte della popolazione vive in condizioni di povertà e in tantissimi sono costretti a emigrare (e spesso vengono a fare lavoro di cura qui da noi, sfruttati e sottopagati) ha visto acuirsi la situazione di crisi economica in cui versa. Decine di migliaia di persone sono scese in piazza contro l’aumento ulteriore dei costi del carburante e dei beni di prima necessità. Molti erano in fila anche da 5 giorni per fare un pieno, quando il rifornimento di carburante è arrivato e il prezzo fissato è ulteriormente salito. Per protesta, a Rambukkana, alcuni mezzi hanno bloccato l’autostrada che collega Colombo (la capitale) alla città di Kandy e i manifestanti hanno occupato un tratto della ferrovia della zona. La polizia ha aperto il fuoco sulla folla. Le autorità sostengono che le persone scese in piazza volessero dare fuoco ad un’autocisterna di carburante, ma questa versione è tutt’altro che convincente (tanto che la rappresentante delle Nazioni Unite in Sri Lanka e la Commissione per i diritti umani del paese hanno chiesto di aprire un’indagine sui fatti di ieri). In Sri Lanka di sta preparando lo sciopero generale e molte altre manifestazioni contro il Governo che non fa nulla per contrastare l’aumento dei prezzi e tamponare la situazione drammatica in cui si trovano tanti dei suoi cittadini. Non sappiamo come andrà a finire. Ma sappiamo che anche noi da qui possiamo fare qualcosa: intanto PARLARNE, accendere i riflettori sulle violenze, la repressione e la violazione dei diritti umani in Sri Lanka e poi PARTECIPARE alle manifestazioni di solidarietà che saranno certamente organizzate dalle comunità anche nel nostro Paese.
Firenze ❤✊ #GKN
L’ennesimo selfie stavolta per dire una cosa bella e seria: ovvero che il 26 si va a Firenze a sostenere i lavoratori più combattivi d’Italia @collettivofabbricagkn E a ricordare che sì, checché ne dicano padroni e @istituto_liberale, la lotta e la resistenza di classe esiste eccome
Nuova foto per linkedin.
Filtro bar @exopgjesopazzo Funziona!!! (ho molte più occhiaie di così, venite a provarlo venerdì e sabato e festeggiamo assieme il nostro 7° compleanno) 🥳💜✊
Foto sfocate, zie piccole (una strana presenza alle spalle) e 7 anni di @exopgjesopazzo 💓 @male.detta_ @rosariabello_
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Foto sfocate, zie piccole (una strana presenza alle spalle) e 7 anni di @exopgjesopazzo 💓 @male.detta_ @rosariabello_
L’episodio è noto: Lenin nel bel mezzo del periodo forse più buio della sua vita, quando ormai ogni speranza di “combinare qualcosa di buono” sembrava definitivamente perduta (e invece la Rivoluzione d’Ottobre ci sarebbe stata da lì a pochi anni!) invece di star lì a deprimersi e a lamentarsi, invece di affannarsi in mille imprese che al momento non avevano speranza di riuscita, si mette a studiare Hegel. Cosa c’entri la Fenomenologia con la Rivoluzione (c’entra, c’entra) non è oggetto di questo post 🙂 quello che invece vorrei dire è che anche a noi, in tutta questa confusione, in questo pessimismo e disfattismo generalizzato tocca rimetterci a studiare. A studiare non per restare chiusi nelle nostre stanze, inchiodati alle nostre scrivanie, ma per uscire fuori, per trasformare quello che c’è fuori. E non si può trasformare niente se prima non lo si comprende profondamente. Studiare e fare, fare e studiare, questo il nostro compito di questi mesi e anni. Domani @exopgjesopazzo ci aiutano nell’impresa @paologerbo e Lorenzo Zamponi con i quali parleremo di: QUALE ORGANIZZAZIONE IN UN MONDO IN PREDA AL CAOS? @_rosasica
L’episodio è noto: Lenin nel bel mezzo del periodo forse più buio della sua vita, quando ormai ogni speranza di “combinare qualcosa di buono” sembrava definitivamente perduta (e invece la Rivoluzione d’Ottobre ci sarebbe stata da lì a pochi anni!) invece di star lì a deprimersi e a lamentarsi, invece di affannarsi in mille imprese che al momento non avevano speranza di riuscita, si mette a studiare Hegel. Cosa c’entri la Fenomenologia con la Rivoluzione (c’entra, c’entra) non è oggetto di questo post 🙂 quello che invece vorrei dire è che anche a noi, in tutta questa confusione, in questo pessimismo e disfattismo generalizzato tocca rimetterci a studiare. A studiare non per restare chiusi nelle nostre stanze, inchiodati alle nostre scrivanie, ma per uscire fuori, per trasformare quello che c’è fuori. E non si può trasformare niente se prima non lo si comprende profondamente. Studiare e fare, fare e studiare, questo il nostro compito di questi mesi e anni. Domani @exopgjesopazzo ci aiutano nell’impresa @paologerbo e Lorenzo Zamponi con i quali parleremo di: QUALE ORGANIZZAZIONE IN UN MONDO IN PREDA AL CAOS? @_rosasica
Quali sono le ragioni della crisi economica e sociale in Sri Lanka? Partiamo dall’inizio. Mercoledì 13 aprile le due agenzie internazionali di rating Fitch e Standard & Poor’s hanno abbassato le loro valutazioni sulla solvibilità del Paese dell’Asia meridionale, annunciando che “un processo di default sovrano è iniziato” e che un default è ora una “certezza virtuale”. Effettivamente lo Sri Lanka si trova sull’orlo della bancarotta: entro la fine del 2022, il Paese deve restituire 7 dei totali 25 miliardi di dollari di debito estero. Una grave carenza di valuta estera (meno di 1 miliardo di dollari) dovuta al blocco ai mercati finanziari internazionali (significa che lo Sri Lanka non ha né i soldi per importare beni di prima necessità, né per pagare il debito). Il 4 aprile 2022, dopo giorni di intense proteste di massa malgrado il coprifuoco imposto dal presidente in carica Gotabaya Rajapaksa, tutti i 25 ministri si sono dimessi. Ma le proteste non si arrestano, il popolo continua a chiedere “Go Home Gota”, cioè le dimissioni del presidente in carica e del premier Mahinda Rajapaksa, fratello maggiore di Gotabaya. Ma quali sono le ragioni per questa profonda crisi? Ne possiamo evidenziare almeno tre: Primo, le politiche finanziarie orientate all’indebitamento estero negli ultimi decenni. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata una riforma fiscale introdotta nel dicembre del 2019, con cui il governo di Rajapaksa ha diminuito di un terzo le entrate pubbliche. Per far fronte a questa diminuzione, la Banca centrale srilankese ha emesso soldi nel sistema finanziario, cosa che, a sua volta, ha fatto crescere l’inflazione. Il sistema economico srilankese basa praticamente sul debito pubblico: il 47% di questo proviene dai mercati internazionali, il 10% del debito pubblico srilankese lo detiene la Cina. Dal 1968, lo Sri Lanka ha richiesto ben 16 volte un prestito dal Fondo Monetario Internazionale. Continua nei commenti… Testo di @proletkult_
Quali sono le ragioni della crisi economica e sociale in Sri Lanka? Partiamo dall’inizio. Mercoledì 13 aprile le due agenzie internazionali di rating Fitch e Standard & Poor’s hanno abbassato le loro valutazioni sulla solvibilità del Paese dell’Asia meridionale, annunciando che “un processo di default sovrano è iniziato” e che un default è ora una “certezza virtuale”. Effettivamente lo Sri Lanka si trova sull’orlo della bancarotta: entro la fine del 2022, il Paese deve restituire 7 dei totali 25 miliardi di dollari di debito estero. Una grave carenza di valuta estera (meno di 1 miliardo di dollari) dovuta al blocco ai mercati finanziari internazionali (significa che lo Sri Lanka non ha né i soldi per importare beni di prima necessità, né per pagare il debito). Il 4 aprile 2022, dopo giorni di intense proteste di massa malgrado il coprifuoco imposto dal presidente in carica Gotabaya Rajapaksa, tutti i 25 ministri si sono dimessi. Ma le proteste non si arrestano, il popolo continua a chiedere “Go Home Gota”, cioè le dimissioni del presidente in carica e del premier Mahinda Rajapaksa, fratello maggiore di Gotabaya. Ma quali sono le ragioni per questa profonda crisi? Ne possiamo evidenziare almeno tre: Primo, le politiche finanziarie orientate all’indebitamento estero negli ultimi decenni. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata una riforma fiscale introdotta nel dicembre del 2019, con cui il governo di Rajapaksa ha diminuito di un terzo le entrate pubbliche. Per far fronte a questa diminuzione, la Banca centrale srilankese ha emesso soldi nel sistema finanziario, cosa che, a sua volta, ha fatto crescere l’inflazione. Il sistema economico srilankese basa praticamente sul debito pubblico: il 47% di questo proviene dai mercati internazionali, il 10% del debito pubblico srilankese lo detiene la Cina. Dal 1968, lo Sri Lanka ha richiesto ben 16 volte un prestito dal Fondo Monetario Internazionale. Continua nei commenti… Testo di @proletkult_
Quali sono le ragioni della crisi economica e sociale in Sri Lanka? Partiamo dall’inizio. Mercoledì 13 aprile le due agenzie internazionali di rating Fitch e Standard & Poor’s hanno abbassato le loro valutazioni sulla solvibilità del Paese dell’Asia meridionale, annunciando che “un processo di default sovrano è iniziato” e che un default è ora una “certezza virtuale”. Effettivamente lo Sri Lanka si trova sull’orlo della bancarotta: entro la fine del 2022, il Paese deve restituire 7 dei totali 25 miliardi di dollari di debito estero. Una grave carenza di valuta estera (meno di 1 miliardo di dollari) dovuta al blocco ai mercati finanziari internazionali (significa che lo Sri Lanka non ha né i soldi per importare beni di prima necessità, né per pagare il debito). Il 4 aprile 2022, dopo giorni di intense proteste di massa malgrado il coprifuoco imposto dal presidente in carica Gotabaya Rajapaksa, tutti i 25 ministri si sono dimessi. Ma le proteste non si arrestano, il popolo continua a chiedere “Go Home Gota”, cioè le dimissioni del presidente in carica e del premier Mahinda Rajapaksa, fratello maggiore di Gotabaya. Ma quali sono le ragioni per questa profonda crisi? Ne possiamo evidenziare almeno tre: Primo, le politiche finanziarie orientate all’indebitamento estero negli ultimi decenni. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata una riforma fiscale introdotta nel dicembre del 2019, con cui il governo di Rajapaksa ha diminuito di un terzo le entrate pubbliche. Per far fronte a questa diminuzione, la Banca centrale srilankese ha emesso soldi nel sistema finanziario, cosa che, a sua volta, ha fatto crescere l’inflazione. Il sistema economico srilankese basa praticamente sul debito pubblico: il 47% di questo proviene dai mercati internazionali, il 10% del debito pubblico srilankese lo detiene la Cina. Dal 1968, lo Sri Lanka ha richiesto ben 16 volte un prestito dal Fondo Monetario Internazionale. Continua nei commenti… Testo di @proletkult_
Quali sono le ragioni della crisi economica e sociale in Sri Lanka? Partiamo dall’inizio. Mercoledì 13 aprile le due agenzie internazionali di rating Fitch e Standard & Poor’s hanno abbassato le loro valutazioni sulla solvibilità del Paese dell’Asia meridionale, annunciando che “un processo di default sovrano è iniziato” e che un default è ora una “certezza virtuale”. Effettivamente lo Sri Lanka si trova sull’orlo della bancarotta: entro la fine del 2022, il Paese deve restituire 7 dei totali 25 miliardi di dollari di debito estero. Una grave carenza di valuta estera (meno di 1 miliardo di dollari) dovuta al blocco ai mercati finanziari internazionali (significa che lo Sri Lanka non ha né i soldi per importare beni di prima necessità, né per pagare il debito). Il 4 aprile 2022, dopo giorni di intense proteste di massa malgrado il coprifuoco imposto dal presidente in carica Gotabaya Rajapaksa, tutti i 25 ministri si sono dimessi. Ma le proteste non si arrestano, il popolo continua a chiedere “Go Home Gota”, cioè le dimissioni del presidente in carica e del premier Mahinda Rajapaksa, fratello maggiore di Gotabaya. Ma quali sono le ragioni per questa profonda crisi? Ne possiamo evidenziare almeno tre: Primo, le politiche finanziarie orientate all’indebitamento estero negli ultimi decenni. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata una riforma fiscale introdotta nel dicembre del 2019, con cui il governo di Rajapaksa ha diminuito di un terzo le entrate pubbliche. Per far fronte a questa diminuzione, la Banca centrale srilankese ha emesso soldi nel sistema finanziario, cosa che, a sua volta, ha fatto crescere l’inflazione. Il sistema economico srilankese basa praticamente sul debito pubblico: il 47% di questo proviene dai mercati internazionali, il 10% del debito pubblico srilankese lo detiene la Cina. Dal 1968, lo Sri Lanka ha richiesto ben 16 volte un prestito dal Fondo Monetario Internazionale. Continua nei commenti… Testo di @proletkult_
Gli asili nido sono innanzitutto servizi essenziali per una comunità, ma nel nostro contesto sono strumenti fondamentali per l’emancipazione delle donne dal lavoro di cura al quale spesso e volentieri vengono relegate. A Pozzuoli c’è solo un asilo nido che prevede un massimo di 35 bambini iscritti. Decisamente poco per un Comune da quasi 80mila abitanti. La scarsità di asili nido è un problema comune a tutto il sud Italia e non c’è neanche volontà di invertire questa linea di tendenza. Lo dimostra la notizia uscita ieri in prima pagina sul “Mattino”: dei fondi disponibili del PNRR per la costruzione di asili nido meno della metà sono stati richiesti e le domande scarseggiano principalmente al sud Italia. Domenica 6 parleremo di questo e altri temi legati alle disuguaglianze di genere nella nostra città. Sarà ospite Viola Carofalo! Ci vediamo domenica alle 17:30 in via San Rocco 36! #8marzo #donne #pozzuoli #poterealpopolo
Gli asili nido sono innanzitutto servizi essenziali per una comunità, ma nel nostro contesto sono strumenti fondamentali per l’emancipazione delle donne dal lavoro di cura al quale spesso e volentieri vengono relegate. A Pozzuoli c’è solo un asilo nido che prevede un massimo di 35 bambini iscritti. Decisamente poco per un Comune da quasi 80mila abitanti. La scarsità di asili nido è un problema comune a tutto il sud Italia e non c’è neanche volontà di invertire questa linea di tendenza. Lo dimostra la notizia uscita ieri in prima pagina sul “Mattino”: dei fondi disponibili del PNRR per la costruzione di asili nido meno della metà sono stati richiesti e le domande scarseggiano principalmente al sud Italia. Domenica 6 parleremo di questo e altri temi legati alle disuguaglianze di genere nella nostra città. Sarà ospite Viola Carofalo! Ci vediamo domenica alle 17:30 in via San Rocco 36! #8marzo #donne #pozzuoli #poterealpopolo