Dobbiamo fare ancora un altro passo: dall’informazione-> alla protesta -> all’organizzazione. Solo così possiamo far sentire la nostra voce ❤💚🤍🖤
28.10.23 – Quanto sei bella Roma ❤💚🤍🖤
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❤🖤🤍💚 io al massimo te posso cantà na canzone
Altro che silenzio, in questo momento c’è bisogno di fare rumore. La competenza è per pochə ma la politica dovrebbe essere per tuttə.
Un post molto personale. Contro ogni regola dell’instagram posto una foto in cui mi sento veramente brutta, e no, non è la foto ad essere venuta male, ero io che stavo male. E non solo per i tanti chili in più che mi facevano sentire a disagio, perché avevo qualche problema di salute, perché ero gonfia per la mancanza cronica di sonno. Io non so fare tante cose: non so guidare, nuotare, andare in bici e sistemarmi i capelli. Sono quasi sempre in imbarazzo nelle situazioni formali. Però so parlare. Ecco io non riuscivo più a parlare, come se quel corpo sgraziato, la selvatichezza di due anni chiusa in casa (il mio lockdown è iniziato con qualche mese di anticipo…) mi impedisse di mettermi in connessione, di dire cose degne di essere ascoltate. Non mi volevo e dunque, di conseguenza, non mi potevo dare più. Potevo ripetere, rielaborare quello che avevo studiato, ma non restituire l’eco che certe riflessioni producevano dentro di me – il dolore, la rabbia, la gioia. Anche parlando di filosofia, anche (soprattutto) parlando di politica. Ero un tronco cavo che a batterci il pugno produceva solo un suono sordo. Questa foto mi ritrae nel primo momento in cui ho parlato in pubblico dopo tanto tempo (era la Festa della filosofia organizzata da @tlon.it , che non ringrazierò mai abbastanza per quello che per me quella giornata ha significato). Scesa dal palco ho visto che alcune persone si erano commosse, alcune mi hanno abbracciato. E io mi sono detta che forse, nonostante tutto, non mi ero inaridita una volta e per sempre. Quella sera ho dormito su un materassino gonfiabile a casa di @margherita.cantelli (che non aveva ancora comprato il divano!) con @proletkult_ che poche ore dopo doveva partire per il Venezuela. Eppure ho dormito bene. E dopo tanto tempo non mi sono sentita ingombrante e inutile, una massa di pasta lievitata senza voce. Vorrei dirvi che quest’anno, in cui per me sono cambiate tante cose – casa, situazione sentimentale, lavoro, forma della mia militanza – mi ha dato la conferma e la prova che sbagliavo a sentirmi disprezzata e a disprezzarmi, ma purtroppo non è così. Eppure, non mi sento più un tronco secco e questo, per adesso, direi che mi basta.
L’avete visto il video di #brunetta che insulta il lavoratore in quanto “dipendente” e non “autonomo”? Immagino di sì. Qui provo a raccontarvi la teoria dell’individualismo possessivo di Macpherson, ovvero le radici teoriche di questa carognata. Perchè se è vero che le idee dominanti sono quelle della classe dominante, e quindi dei Brunetta di turno, è vero pure che per demolirle prima bisogna conoscerle a fondo.
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Due o tre cose sulle elezioni in Francia 1) Si può fare? Si può fare. I liberali (nelle loro mille vesti) non sono invincibili: con il voto di ieri Macron ha perso la maggioranza assoluta nel Parlamento francese. Alla faccia del centrismo, della moderazione, della stabilità (e Nuova Unione Popolare di Jean-Luc Mélenchon diventa la prima forza d’opposizione); 2) Un bronzo che vale quanto un oro La stampa italiana da ieri non fa altro che pompare il risultato di Marine Le Pen (arrivata terza). Da destra per sottolineare la possibile continuità con la sua omologa italiana, Giorgia Meloni, per dire che il futuro è quello lì (sono una donna, sono cristiana…) Da “sinistra” per dirci, ancora una volta, di “fare attenzione”, che basta un attimo, ci distraiamo un secondo e possiamo ritrovarci, al posto dei pettinatissimi Draghi e Macron, una destra feroce e radicale che farà cose tremende (mica come i moderati, mica come gli amici della BCE); 3) Un messaggio di rottura NUPES ha saputo imporre nel dibattito politico francese temi considerati divisivi, ultraradicali, “di nicchia”, dimostrando che invece sono nelle corde delle masse: salario minimo a 1.500€, andare in pensione 60 anni, occuparsi finalmente in maniera seria (e non di facciata) di questione di genere e transizione ecologica. Commentando i risultati Mélenchon ha affermato: “Non c’è alcun superamento delle differenze tra noi e Macron. Siamo di mondi differenti e abbiamo obiettivi differenti”(…) “il mio messaggio di stasera è un messaggio di lotta. Un messaggio alla generazione più giovane, a quella che più fortemente vuole rompere con questo mondo”. Ps si dai fatemela sparare un’altra foto con JLM 😉
Cos’è il “capitale culturale” e che tipo di privilegio comporta? Privilegio/svantaggio non consistono solo in quanti soldi tu (o la tua famiglia) avete in banca 💰💰💰: anche il tuo modo di parlare, la capacità di scegliere il vestito o la forchetta adatti, il tuo accento e il tuo modo di muovere le mani, la tua istruzione, le cerchie alle quali hai accesso costituiscono un patrimonio (“incarnato”) che hai o non hai di partenza. Se vuoi saperne di più ti consiglio di leggere questo libro qui: P. Bourdieu, Forme di capitale (1986), Armando, Roma 2015
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Manca solo @m.giardi 💜 Tutti belli. Soprattutto la trentenne @erm.anna17 @axolotl_mex @fra_incagli @celeste_is_the_new_black @totorecaruso @giuseppe.esposito.917 @lokithebear @_rosasica @_rosasica @francipeti_ @_giovannaurciuolo @gianniranaa @chiaracapretti_ @razzinorossella @antonio__giardino