Un semplice calendario. Da sempre l’Occidente usa la propaganda e la menzogna per giustificare i suoi crimini (sono passati 10 anni dal famoso discorso di Colin Powell sulle presunte armi chimiche irachene). La Storia si ripete sempre due volte: la prima come tragedia, la seconda come farsa
Imparare una lezione dalla storia: Sudafrica lo hai fatto bene 🍉 “Tutte le vostre domande sono su Isr, ma il punto è il popolo Pal”
Riguarda Giulia Cecchettin, riguarda la P4l3st1n4. Cos’è la verità? Non le singole notizie, i singoli frame in sé, ma la loro capacità di essere falsificanti o di restituire la verità di un contesto. Quel mare è il mare di G4z4, quel corpo è il corpo di una vittima. Sono importanti le storie in sé, ma è importante anche come si raccontano.
Oggi il quotidiano Libero ha titolato mettendo insieme lotta al patriarcato e al capitalismo. Ha perfettamente ragione. Vanno insieme per almeno due motivi, Il primo è che sono due forme di dominio che si basano sulla stessa idea: che il corpo, la terra dell’altro siano appropriabili. La seconda è che da sempre si sono giustificate le invasioni coloniali con la retorica della liberazionedelle donne. Non abbiamo bisogno della vostra guida illuminata, ci liberiamo da solə, grazie! Ps sull’uso del termine P in chiave dispregiativa si rimanda ovviamente all’uso che se ne fa nel video
L’Olocausto è stato l’eccezione o la regola? 1) Partiamo da un’affermazione che abbiamo letto tante volte: Hitler era un pazzo. Perché questa affermazione è sbagliata e pericolosa e che cosa ha a che fare con l’analisi della situazione attuale? Adesso abbiamo sentito dire che quello che è accaduto durante il nazionalsocialismo è il prodotto di menti malate. Ma basta una riflessione un po’ più approfondita e attenta per capire che se tanti hanno compiuto atti tremendi e criminali, se tanti hanno assistito in silenzio, questo non può essere attribuibile a una sorta di “follia di massa”, piuttosto a una condizione storica e sociale che si è preparata nel tempo e che è sfociata nell’orrore dei campi di sterminio e delle persecuzioni razziali. Non sono i “mostri”, i “deviati”, i “malati” ad aver prodotto ciò che conosciamo, ma persone ordinarie. Proprio questo è l’aspetto che ci fa più paura del nazionalsocialismo (e che dovrebbe continuare a farci paura ancora adesso) non la sua straordinarietà. 2) Parlando dell’”Olocausto” Giorgio Agamben sottolinea quanto questo termine sia di fatto inappropriato: esso riguarda infatti l’eccezionalità del sacrificio, non l’ordinarietà e la banalità di uno sterminio tecnico e pianificato – le camere a gas come industria della morte. Non c’è soltanto questo, Agamben, senza sminuire in alcun modo la tragicità di quanto si è consumato ad Auschwitz, sottolinea che il campo, nella sua forma più visibile ed estrema, il campo di sterminio, è il modello su cui si plasma l’intera modernità occidentale. Il campo è stato sperimentato nelle colonie, la gerarchizzazione dell’umano su cui si basa il razzismo di colonizzazione e di sterminio è un principio che è stato ripetutamente applicato, che ha strutturato il nostro modo di vedere e di sentire l’Altro. “Chiamando martiri le vittime del nazismo mistifichiamo il loro destino” (B. Bettelheim, Sopravvivere, p. 93) “La dottrina del martirio nasce per giustificare lo scandalo di una morte insensata” (G. Agamben, Mezzi senza fine, p. 25) “Io uso questo termine Olocausto mal volentieri… Filologicamente è sbagliato” (P. Levi, Conversazioni e interviste, [Continua nei commenti]
L’Olocausto è stato l’eccezione o la regola? 1) Partiamo da un’affermazione che abbiamo letto tante volte: Hitler era un pazzo. Perché questa affermazione è sbagliata e pericolosa e che cosa ha a che fare con l’analisi della situazione attuale? Adesso abbiamo sentito dire che quello che è accaduto durante il nazionalsocialismo è il prodotto di menti malate. Ma basta una riflessione un po’ più approfondita e attenta per capire che se tanti hanno compiuto atti tremendi e criminali, se tanti hanno assistito in silenzio, questo non può essere attribuibile a una sorta di “follia di massa”, piuttosto a una condizione storica e sociale che si è preparata nel tempo e che è sfociata nell’orrore dei campi di sterminio e delle persecuzioni razziali. Non sono i “mostri”, i “deviati”, i “malati” ad aver prodotto ciò che conosciamo, ma persone ordinarie. Proprio questo è l’aspetto che ci fa più paura del nazionalsocialismo (e che dovrebbe continuare a farci paura ancora adesso) non la sua straordinarietà. 2) Parlando dell’”Olocausto” Giorgio Agamben sottolinea quanto questo termine sia di fatto inappropriato: esso riguarda infatti l’eccezionalità del sacrificio, non l’ordinarietà e la banalità di uno sterminio tecnico e pianificato – le camere a gas come industria della morte. Non c’è soltanto questo, Agamben, senza sminuire in alcun modo la tragicità di quanto si è consumato ad Auschwitz, sottolinea che il campo, nella sua forma più visibile ed estrema, il campo di sterminio, è il modello su cui si plasma l’intera modernità occidentale. Il campo è stato sperimentato nelle colonie, la gerarchizzazione dell’umano su cui si basa il razzismo di colonizzazione e di sterminio è un principio che è stato ripetutamente applicato, che ha strutturato il nostro modo di vedere e di sentire l’Altro. “Chiamando martiri le vittime del nazismo mistifichiamo il loro destino” (B. Bettelheim, Sopravvivere, p. 93) “La dottrina del martirio nasce per giustificare lo scandalo di una morte insensata” (G. Agamben, Mezzi senza fine, p. 25) “Io uso questo termine Olocausto mal volentieri… Filologicamente è sbagliato” (P. Levi, Conversazioni e interviste, [Continua nei commenti]
L’Olocausto è stato l’eccezione o la regola? 1) Partiamo da un’affermazione che abbiamo letto tante volte: Hitler era un pazzo. Perché questa affermazione è sbagliata e pericolosa e che cosa ha a che fare con l’analisi della situazione attuale? Adesso abbiamo sentito dire che quello che è accaduto durante il nazionalsocialismo è il prodotto di menti malate. Ma basta una riflessione un po’ più approfondita e attenta per capire che se tanti hanno compiuto atti tremendi e criminali, se tanti hanno assistito in silenzio, questo non può essere attribuibile a una sorta di “follia di massa”, piuttosto a una condizione storica e sociale che si è preparata nel tempo e che è sfociata nell’orrore dei campi di sterminio e delle persecuzioni razziali. Non sono i “mostri”, i “deviati”, i “malati” ad aver prodotto ciò che conosciamo, ma persone ordinarie. Proprio questo è l’aspetto che ci fa più paura del nazionalsocialismo (e che dovrebbe continuare a farci paura ancora adesso) non la sua straordinarietà. 2) Parlando dell’”Olocausto” Giorgio Agamben sottolinea quanto questo termine sia di fatto inappropriato: esso riguarda infatti l’eccezionalità del sacrificio, non l’ordinarietà e la banalità di uno sterminio tecnico e pianificato – le camere a gas come industria della morte. Non c’è soltanto questo, Agamben, senza sminuire in alcun modo la tragicità di quanto si è consumato ad Auschwitz, sottolinea che il campo, nella sua forma più visibile ed estrema, il campo di sterminio, è il modello su cui si plasma l’intera modernità occidentale. Il campo è stato sperimentato nelle colonie, la gerarchizzazione dell’umano su cui si basa il razzismo di colonizzazione e di sterminio è un principio che è stato ripetutamente applicato, che ha strutturato il nostro modo di vedere e di sentire l’Altro. “Chiamando martiri le vittime del nazismo mistifichiamo il loro destino” (B. Bettelheim, Sopravvivere, p. 93) “La dottrina del martirio nasce per giustificare lo scandalo di una morte insensata” (G. Agamben, Mezzi senza fine, p. 25) “Io uso questo termine Olocausto mal volentieri… Filologicamente è sbagliato” (P. Levi, Conversazioni e interviste, [Continua nei commenti]
L’Olocausto è stato l’eccezione o la regola? 1) Partiamo da un’affermazione che abbiamo letto tante volte: Hitler era un pazzo. Perché questa affermazione è sbagliata e pericolosa e che cosa ha a che fare con l’analisi della situazione attuale? Adesso abbiamo sentito dire che quello che è accaduto durante il nazionalsocialismo è il prodotto di menti malate. Ma basta una riflessione un po’ più approfondita e attenta per capire che se tanti hanno compiuto atti tremendi e criminali, se tanti hanno assistito in silenzio, questo non può essere attribuibile a una sorta di “follia di massa”, piuttosto a una condizione storica e sociale che si è preparata nel tempo e che è sfociata nell’orrore dei campi di sterminio e delle persecuzioni razziali. Non sono i “mostri”, i “deviati”, i “malati” ad aver prodotto ciò che conosciamo, ma persone ordinarie. Proprio questo è l’aspetto che ci fa più paura del nazionalsocialismo (e che dovrebbe continuare a farci paura ancora adesso) non la sua straordinarietà. 2) Parlando dell’”Olocausto” Giorgio Agamben sottolinea quanto questo termine sia di fatto inappropriato: esso riguarda infatti l’eccezionalità del sacrificio, non l’ordinarietà e la banalità di uno sterminio tecnico e pianificato – le camere a gas come industria della morte. Non c’è soltanto questo, Agamben, senza sminuire in alcun modo la tragicità di quanto si è consumato ad Auschwitz, sottolinea che il campo, nella sua forma più visibile ed estrema, il campo di sterminio, è il modello su cui si plasma l’intera modernità occidentale. Il campo è stato sperimentato nelle colonie, la gerarchizzazione dell’umano su cui si basa il razzismo di colonizzazione e di sterminio è un principio che è stato ripetutamente applicato, che ha strutturato il nostro modo di vedere e di sentire l’Altro. “Chiamando martiri le vittime del nazismo mistifichiamo il loro destino” (B. Bettelheim, Sopravvivere, p. 93) “La dottrina del martirio nasce per giustificare lo scandalo di una morte insensata” (G. Agamben, Mezzi senza fine, p. 25) “Io uso questo termine Olocausto mal volentieri… Filologicamente è sbagliato” (P. Levi, Conversazioni e interviste, [Continua nei commenti]
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L’Olocausto è stato l’eccezione o la regola? 1) Partiamo da un’affermazione che abbiamo letto tante volte: Hitler era un pazzo. Perché questa affermazione è sbagliata e pericolosa e che cosa ha a che fare con l’analisi della situazione attuale? Adesso abbiamo sentito dire che quello che è accaduto durante il nazionalsocialismo è il prodotto di menti malate. Ma basta una riflessione un po’ più approfondita e attenta per capire che se tanti hanno compiuto atti tremendi e criminali, se tanti hanno assistito in silenzio, questo non può essere attribuibile a una sorta di “follia di massa”, piuttosto a una condizione storica e sociale che si è preparata nel tempo e che è sfociata nell’orrore dei campi di sterminio e delle persecuzioni razziali. Non sono i “mostri”, i “deviati”, i “malati” ad aver prodotto ciò che conosciamo, ma persone ordinarie. Proprio questo è l’aspetto che ci fa più paura del nazionalsocialismo (e che dovrebbe continuare a farci paura ancora adesso) non la sua straordinarietà. 2) Parlando dell’”Olocausto” Giorgio Agamben sottolinea quanto questo termine sia di fatto inappropriato: esso riguarda infatti l’eccezionalità del sacrificio, non l’ordinarietà e la banalità di uno sterminio tecnico e pianificato – le camere a gas come industria della morte. Non c’è soltanto questo, Agamben, senza sminuire in alcun modo la tragicità di quanto si è consumato ad Auschwitz, sottolinea che il campo, nella sua forma più visibile ed estrema, il campo di sterminio, è il modello su cui si plasma l’intera modernità occidentale. Il campo è stato sperimentato nelle colonie, la gerarchizzazione dell’umano su cui si basa il razzismo di colonizzazione e di sterminio è un principio che è stato ripetutamente applicato, che ha strutturato il nostro modo di vedere e di sentire l’Altro. “Chiamando martiri le vittime del nazismo mistifichiamo il loro destino” (B. Bettelheim, Sopravvivere, p. 93) “La dottrina del martirio nasce per giustificare lo scandalo di una morte insensata” (G. Agamben, Mezzi senza fine, p. 25) “Io uso questo termine Olocausto mal volentieri… Filologicamente è sbagliato” (P. Levi, Conversazioni e interviste, [Continua nei commenti]
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La delegazione israeliana ha partecipato alla riunione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU indossando la stella di David. È questo il giusto uso che si può fare della memoria dell’Olocausto o la si sta usando come “lasciapassare” per giustificare i crimini del Governo Israeliano? Un genocidio non ne giustifica un altro. https://www.haaretz.com/israel-news/2023-10-31/ty-article/.premium/yad-vashem-chairman-slams-israels-un-envoy-for-donning-yellow-star/0000018b-849e-df47-a3df-fe9ffa010000
I conflitti non hanno a che fare solo con le armi ma anche con le parole, con le rappresentazioni: ecco perché è legittimo, utile e opportuno utilizzare il termine “Apartheid” per descrivere il tipo di oppressione che sta subendo il popolo palestinese. È legittimo: i tre principali criteri di diritto alla mobilità, alla non discriminazione etnica e di sistematicità, istituzionalizzazione e formalizzazione dell’oppressione di un gruppo sull’altro corrispondono alla definizione di “Apartheid” È giusto: politicamente e moralmente. Scorretto è invece parlare semplicemente di guerra, perché non restituisce la proporzione di forze tra i due gruppi, l’istituzionalizzazione dell’uno e il non riconoscimento dell’altro, soprattutto il termine “Apartheid” destituisce immediatamente la struttura coloniale di questo rapporto. Infine è opportuno, è utile, perché in quanto crimine contro l’umanità l’Apartheid dovrebbe richiedere l’intervento della comunità internazionale (sì, dovrebbe). P.S. Riguardo al riferimento alla “razza” (termine che uso evidentemente in senso storico) rimando al sito di Amnesty Int. (che vi consiglio di consultare se volete approfondire il tema trattato in questo reel): “La nostra analisi in questo rapporto si basa su come il termine “gruppo razziale” viene usato nella definizione del sistema di apartheid da parte del diritto internazionale: come concetto soggettivo, dipendente dalla percezione del gruppo dominante sull’altro gruppo. In un sistema di apartheid, l’autore del crimine tratta il gruppo razziale dominato come diverso e inferiore a causa di particolari attributi fisici e/o culturali”.
“Dopo gli eventi del 7 ottobre il sostegno alla causa 🅿️🅰️lestin3se è inaccettabile” con questa motivazione l’avvocatura di Stato francese ha decretato l’espulsione dell’attivista del flnp Maria Abu Daqqa, 72 anni. In questo mese abbiamo visto moltissimi provvedimenti volti a reprimere il dissenso, si tratta di precedenti pericolosi e inaccettabili. Oggi riguardano la 🅿️🅰️L, domani potrebbero essere applicati per qualsiasi altra situazione, per ogni altra espressione di pensiero critico.
Oggi è la giornata mondiale dei diritti umani. Simone Weil diceva che il rischio di questa espressione consiste nella sua astrattezza. Allora parliamone, ma in maniera concreta, incarnata. 🍉