K – Scrivi tu. D – No scrivi tu, dai, è più carino. K – Ma che vuol dire carino? Dillo che non ti va D – Ma queste cose le sai fare meglio, e poi sei più personaggio… K – Insomma non ti va. D – Non saprei cosa scrivere. K – Scrivi com’è che hai detto di sì senza pensarci due volte e soprattutto senza chiedermelo. E poi hai detto “Ah sì, ci appendiamo alla Mole”. “In che senso?” ho chiesto. “Ma sì! Quando ci ricapita più? Con Riccardo?” “Riccardo chi??” “Ghilardi. Ci fa delle foto, non so, cose sue. Ma che ci frega delle foto, l’importante è che ci appendiamo“ “Ah quindi non sai nemmeno perché dovremmo appenderci a questa Mole??” “Non mi ricordo bene” “Comunque non mi va che dici di sì al posto mio” “Avresti detto di sì?” “Certo!” “E allora?” “E allora va bene, ci appendiamo alla Mole, ci mancherebbe, però la prossima volta me lo chiedi!” “La prossima volta che qualcuno mi chiede se ci va di appenderci alla Mole Antonelliana, 166 metri di altezza, per motivi poco chiari, giuro che te lo chiedo“. – così hai detto e fine del siparietto. E poi racconti che ci abbiamo messo più di un anno, un tentativo andato male per il maltempo, Riccardo che si è allenato per mesi, le foto assurde che ci mandava. Il gruppo di arrampicatori che hanno studiato come fare tutto in sicurezza, l’abito d’alta moda di Armani tagliato per mettere l’imbracatura sotto, e tu che ballavi il tip tap sulla cupola, felice come un bambino. D – Ecco, lo vedi che sai tutto? Scrivilo tu K – No D – E allora non scriviamo niente — Kasia Smutniak e Domenico Procacci “Piano sequenza. La Mole”, la mostra fotografica di Riccardo Ghilardi, dedicata ai 25 anni del Museo Nazionale del Cinema, Gallerie d’Italia di Torino .
K – Scrivi tu. D – No scrivi tu, dai, è più carino. K – Ma che vuol dire carino? Dillo che non ti va D – Ma queste cose le sai fare meglio, e poi sei più personaggio… K – Insomma non ti va. D – Non saprei cosa scrivere. K – Scrivi com’è che hai detto di sì senza pensarci due volte e soprattutto senza chiedermelo. E poi hai detto “Ah sì, ci appendiamo alla Mole”. “In che senso?” ho chiesto. “Ma sì! Quando ci ricapita più? Con Riccardo?” “Riccardo chi??” “Ghilardi. Ci fa delle foto, non so, cose sue. Ma che ci frega delle foto, l’importante è che ci appendiamo“ “Ah quindi non sai nemmeno perché dovremmo appenderci a questa Mole??” “Non mi ricordo bene” “Comunque non mi va che dici di sì al posto mio” “Avresti detto di sì?” “Certo!” “E allora?” “E allora va bene, ci appendiamo alla Mole, ci mancherebbe, però la prossima volta me lo chiedi!” “La prossima volta che qualcuno mi chiede se ci va di appenderci alla Mole Antonelliana, 166 metri di altezza, per motivi poco chiari, giuro che te lo chiedo“. – così hai detto e fine del siparietto. E poi racconti che ci abbiamo messo più di un anno, un tentativo andato male per il maltempo, Riccardo che si è allenato per mesi, le foto assurde che ci mandava. Il gruppo di arrampicatori che hanno studiato come fare tutto in sicurezza, l’abito d’alta moda di Armani tagliato per mettere l’imbracatura sotto, e tu che ballavi il tip tap sulla cupola, felice come un bambino. D – Ecco, lo vedi che sai tutto? Scrivilo tu K – No D – E allora non scriviamo niente — Kasia Smutniak e Domenico Procacci “Piano sequenza. La Mole”, la mostra fotografica di Riccardo Ghilardi, dedicata ai 25 anni del Museo Nazionale del Cinema, Gallerie d’Italia di Torino .
Ci abbiamo messo un po’ per realizzare una foto, speciale, perché è l’unica insieme con Domenico. Riccardo si è allenato per mesi in falesia, provando inquadrature diverse e portando con sé tutta l’attrezzatura necessaria per scattare in sicurezza. Un tentativo, nel 2024, andato a vuoto per il maltempo, un team di scalatori professionisti per assicurarsi che tutto andasse come doveva andare. Il meraviglioso abito di Armani — scelto da @gloriaripamonti, che ha aggiunto l’imbragatura all’haute couture senza battere ciglio — messo a dura prova. E poi c’era lui, la mia metà in tutto, che balla tip-tap a 85 metri di altezza, sulla cupola della Mole Antonelliana. È stato l’appuntamento più folle e romantico allo stesso tempo. Ho accettato senza chiedere altro, mi bastava la location. L’11 novembre alle Gallerie d’Italia di Torino apre la mostra fotografica di Riccardo Ghilardi “Piano sequenza. La Mole” in occasione dei 25 anni del Museo Nazionale del Cinema. @museocinema @riccardoghilardi @giorgioarmani @imago_machina @gallerieditalia
Ho avuto il piacere di incontrare Papa Leone XIV, un uomo prima ancora che un Pontefice, un amante profondo del cinema e della sua forza nel raccontare l’essere umano. Ha condiviso pensieri che mi hanno colpita per la loro chiarezza: un invito a difendere un cinema che che rispetta la dignità delle persone, che non teme le ferite del mondo e che resiste alla logica fredda dell’algoritmo, custodendo la lentezza, il silenzio e la differenza. In questo periodo sto vivendo un’esperienza artistica che mi tocca nel profondo: la responsabilità di dare corpo e voce a una figura femminile simbolo universale di amore, fede e dolore. Un ruolo che custodisce in sé una storia grande, antica e luminosa. Resto con la sensazione che il dialogo, soprattutto tra mondi diversi, sia ancora la nostra forza più grande. W miniony weekend wraz z wieloma wybitnymi przedstawicielami świata filmu wzięłam udział w spotkaniu z papieżem Leonem XIV. Papież od dawna jest wielkim miłośnikiem kina i docenia jego moc opowiadania złożoności ludzkiego doświadczenia. Podzielił się z nami myślami, które uderzyły mnie swoją jasnością: zaproszeniem do obrony kina, które szanuje godność człowieka, nie boi się mówić o sprawach najważniejszych i najbardziej bolesnych. Obecnie jestem częścią projektu i doświadczenia artystycznego, które głęboko mnie porusza z uwagi na odpowiedzialność za danie ciała i głosu postaci kobiecej, uniwersalnemu symbolowi miłości, wiary i bólu. Postaci, która skrywa w sobie wielką, starożytną i świetlaną historię. Pozostaję w poczuciu, że dialog, zwłaszcza między różnymi światami, jest nadal naszą największą siłą.
Ho avuto il piacere di incontrare Papa Leone XIV, un uomo prima ancora che un Pontefice, un amante profondo del cinema e della sua forza nel raccontare l’essere umano. Ha condiviso pensieri che mi hanno colpita per la loro chiarezza: un invito a difendere un cinema che che rispetta la dignità delle persone, che non teme le ferite del mondo e che resiste alla logica fredda dell’algoritmo, custodendo la lentezza, il silenzio e la differenza. In questo periodo sto vivendo un’esperienza artistica che mi tocca nel profondo: la responsabilità di dare corpo e voce a una figura femminile simbolo universale di amore, fede e dolore. Un ruolo che custodisce in sé una storia grande, antica e luminosa. Resto con la sensazione che il dialogo, soprattutto tra mondi diversi, sia ancora la nostra forza più grande. W miniony weekend wraz z wieloma wybitnymi przedstawicielami świata filmu wzięłam udział w spotkaniu z papieżem Leonem XIV. Papież od dawna jest wielkim miłośnikiem kina i docenia jego moc opowiadania złożoności ludzkiego doświadczenia. Podzielił się z nami myślami, które uderzyły mnie swoją jasnością: zaproszeniem do obrony kina, które szanuje godność człowieka, nie boi się mówić o sprawach najważniejszych i najbardziej bolesnych. Obecnie jestem częścią projektu i doświadczenia artystycznego, które głęboko mnie porusza z uwagi na odpowiedzialność za danie ciała i głosu postaci kobiecej, uniwersalnemu symbolowi miłości, wiary i bólu. Postaci, która skrywa w sobie wielką, starożytną i świetlaną historię. Pozostaję w poczuciu, że dialog, zwłaszcza między różnymi światami, jest nadal naszą największą siłą.
Ho avuto il piacere di incontrare Papa Leone XIV, un uomo prima ancora che un Pontefice, un amante profondo del cinema e della sua forza nel raccontare l’essere umano. Ha condiviso pensieri che mi hanno colpita per la loro chiarezza: un invito a difendere un cinema che che rispetta la dignità delle persone, che non teme le ferite del mondo e che resiste alla logica fredda dell’algoritmo, custodendo la lentezza, il silenzio e la differenza. In questo periodo sto vivendo un’esperienza artistica che mi tocca nel profondo: la responsabilità di dare corpo e voce a una figura femminile simbolo universale di amore, fede e dolore. Un ruolo che custodisce in sé una storia grande, antica e luminosa. Resto con la sensazione che il dialogo, soprattutto tra mondi diversi, sia ancora la nostra forza più grande. W miniony weekend wraz z wieloma wybitnymi przedstawicielami świata filmu wzięłam udział w spotkaniu z papieżem Leonem XIV. Papież od dawna jest wielkim miłośnikiem kina i docenia jego moc opowiadania złożoności ludzkiego doświadczenia. Podzielił się z nami myślami, które uderzyły mnie swoją jasnością: zaproszeniem do obrony kina, które szanuje godność człowieka, nie boi się mówić o sprawach najważniejszych i najbardziej bolesnych. Obecnie jestem częścią projektu i doświadczenia artystycznego, które głęboko mnie porusza z uwagi na odpowiedzialność za danie ciała i głosu postaci kobiecej, uniwersalnemu symbolowi miłości, wiary i bólu. Postaci, która skrywa w sobie wielką, starożytną i świetlaną historię. Pozostaję w poczuciu, że dialog, zwłaszcza między różnymi światami, jest nadal naszą największą siłą.
Halloween 2025: The scariest reality
#ceasefirenow🇵🇸🕊️ Dio mio cosa siamo diventati
Majd mi ha raccontato cosa significa per lei perdere la sua casa, vederla scomparire, letteralmente, portando via ogni cosa — ricordi, gesti quotidiani, frammenti di felicità. Majd ha due figli piccoli ai quali cerca di dare una parvenza di normalità. Oggi, a Gaza, la normalità è la consapevolezza che i tuoi figli non sono al sicuro quando giocano per strada. Coltivare la felicità è un lavoro duro. Eppure Majd continua ogni giorno a custodire quella minuscola scintilla di speranza che resiste a tutto, perché è l’unico modo per restare umani in un luogo che tenta di toglierti perfino il futuro. Majd Ramadan Al-Asar è una scrittrice e giornalista palestinese, nata nel campo profughi di Al-Nuseirat, nella Striscia di Gaza. Il suo libro “Il mio cuore libero. Storia vera di una madre che resiste a Gaza” è scritto in una maniera toccante, trasformando il dolore personale in una storia umana condivisa, rendendo omaggio alla forza, all’amore e alla dignità che sopravvivono contro ogni avversità.