Follow for more emotional literacy, less emotional damage. @funtasia
Ever feel like your face is holding onto stress you didn’t even know was there? Chinese tradition shows how emotions can leave their mark, not just in how we feel, but in visible signs on our face. That’s why the Bovisaj method includes EFT (Emotional Freedom Technique) in the face fitness program. It’s a simple tapping method we use to help effectively release emotional blocks and reprogram our brain. And when we let that go? Our thoughts clear up, the energy shifts, and our face glow again. At the end of the day, radiance isn’t just skin deep. It’s how we feel inside that shines out. When we make space for emotional and physical healing, that’s when real glow starts to show. If you’re curious or simply feel like your face (and soul) needs a little breather, #BOVISAJ is here for you. Let’s reset, release, and reconnect together.
Stop for a second and think about the last piece of feedback you received, or the one you wanted to give but held back. Maybe you worried it would turn into conflict. Maybe you weren’t sure how to say it without sounding harsh. The truth is, critique is not interchangeable with constructive feedback. Some people haven’t learned yet how to offer feedback without it sounding like judgment. And for some, past experiences or insecurities make feedback feel threatening, as if their sense of self could unravel with just one comment. But if we can’t help each other grow, the real danger is staying stuck. In environments where learning and growing feel unsafe. Where a small remark can wreck a whole day or someone’s confidence. Now imagine how different our world could feel, personally and professionally, if we and the people around us had the tools to give and receive feedback that is clear, kind, and useful. Yes, giving and receiving feedback can be learned and practiced. And who gives a lot of feedback? Educators. Parents. Teammates. Friends. How different would our lives be if we learned this skill from a young age? Think of the feedback you’ve received that transformed your life. Let’s make that kind of experience a reality. Through meaningful, quality education. Drop ‘Feedback’ in the comments, and we will DM you a resource to explore how feedback can support growth and connection in your space. #ConstructiveFeedback #FuntasiaApproach #LearningCommunity #EducationForChange #GrowthMindset #FeedbackCulture #TrustAndLearning #SafeBraveSpaces #EmotionalLearning
If anyone needs me, I’ll be recovering from my own expectations.
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When options seem endless, it’s easy to feel like we’re never doing enough. To be left with the feeling that something is missing. 🇮🇹 Osservo i miei ritmi e le abitudini, e quanto sostengano (o meno) il mio benessere. Una cosa emerge: il rapporto con la tecnologia. L’accesso costante a persone, luoghi e informazioni apre molte possibilità, ma può diventare estenuante. Noto quanto spesso la tecnologia ci interrompe. Le notifiche mi distraggono mentre sto facendo qualcosa. Controllo il telefono mentre lavoro, scrivo, persino dal dentista. Le chiamano “scariche RANDOMICHE di dopamina”. Oppure “l’escatologia del telefono”: dare più valore a ciò che potrebbe arrivare, invece che stare dove siamo adesso. “Ci neghiamo i benefici della solitudine perché vediamo il tempo che richiede come una risorsa da sfruttare. Invece di usare il tempo da soli per pensare o anche solo per non pensare, lo riempiamo con connessioni digitali” (Turkle, 2015). Ho provato a ottimizzare ogni momento facendo multitasking, finché mi sono resa conto che non mi rende più produttiva. Mi rende dispersiva, esausta. Eppure la tecnologia ci permette di restare in contatto con amici, lavorare da remoto e accedere a strumenti che ci aiutano. L’ampiezza di opzioni può attivare paure e amplificare la frustrazione, quando penso di non essere abbastanza produttiva. Quando le possibilità sembrano infinite, è facile credere che potremmo sempre fare o avere di più. La prof Turkle dice: “Il computer offre l’illusione della compagnia senza le richieste dell’amicizia e l’illusione dell’amicizia senza le richieste dell’intimità”. Che succede quando scegliamo connessione digitale invece della presenza nella vita reale? Così sperimento: più intenzionalità nel mettere via il telefono e non controllare i messaggi nei momenti di lavoro con concentrazione profonda. Metterlo via prima la sera, lasciarlo in un’altra stanza durante la notte. Al mattino, aspettare a guardarlo solo dopo aver dato un’intenzione alla giornata. Più conversazioni in persona. Se vogliamo convivere con la tecnologia, è necessario fare in modo che funzioni per noi, non il contrario.
When options seem endless, it’s easy to feel like we’re never doing enough. To be left with the feeling that something is missing. 🇮🇹 Osservo i miei ritmi e le abitudini, e quanto sostengano (o meno) il mio benessere. Una cosa emerge: il rapporto con la tecnologia. L’accesso costante a persone, luoghi e informazioni apre molte possibilità, ma può diventare estenuante. Noto quanto spesso la tecnologia ci interrompe. Le notifiche mi distraggono mentre sto facendo qualcosa. Controllo il telefono mentre lavoro, scrivo, persino dal dentista. Le chiamano “scariche RANDOMICHE di dopamina”. Oppure “l’escatologia del telefono”: dare più valore a ciò che potrebbe arrivare, invece che stare dove siamo adesso. “Ci neghiamo i benefici della solitudine perché vediamo il tempo che richiede come una risorsa da sfruttare. Invece di usare il tempo da soli per pensare o anche solo per non pensare, lo riempiamo con connessioni digitali” (Turkle, 2015). Ho provato a ottimizzare ogni momento facendo multitasking, finché mi sono resa conto che non mi rende più produttiva. Mi rende dispersiva, esausta. Eppure la tecnologia ci permette di restare in contatto con amici, lavorare da remoto e accedere a strumenti che ci aiutano. L’ampiezza di opzioni può attivare paure e amplificare la frustrazione, quando penso di non essere abbastanza produttiva. Quando le possibilità sembrano infinite, è facile credere che potremmo sempre fare o avere di più. La prof Turkle dice: “Il computer offre l’illusione della compagnia senza le richieste dell’amicizia e l’illusione dell’amicizia senza le richieste dell’intimità”. Che succede quando scegliamo connessione digitale invece della presenza nella vita reale? Così sperimento: più intenzionalità nel mettere via il telefono e non controllare i messaggi nei momenti di lavoro con concentrazione profonda. Metterlo via prima la sera, lasciarlo in un’altra stanza durante la notte. Al mattino, aspettare a guardarlo solo dopo aver dato un’intenzione alla giornata. Più conversazioni in persona. Se vogliamo convivere con la tecnologia, è necessario fare in modo che funzioni per noi, non il contrario.
When options seem endless, it’s easy to feel like we’re never doing enough. To be left with the feeling that something is missing. 🇮🇹 Osservo i miei ritmi e le abitudini, e quanto sostengano (o meno) il mio benessere. Una cosa emerge: il rapporto con la tecnologia. L’accesso costante a persone, luoghi e informazioni apre molte possibilità, ma può diventare estenuante. Noto quanto spesso la tecnologia ci interrompe. Le notifiche mi distraggono mentre sto facendo qualcosa. Controllo il telefono mentre lavoro, scrivo, persino dal dentista. Le chiamano “scariche RANDOMICHE di dopamina”. Oppure “l’escatologia del telefono”: dare più valore a ciò che potrebbe arrivare, invece che stare dove siamo adesso. “Ci neghiamo i benefici della solitudine perché vediamo il tempo che richiede come una risorsa da sfruttare. Invece di usare il tempo da soli per pensare o anche solo per non pensare, lo riempiamo con connessioni digitali” (Turkle, 2015). Ho provato a ottimizzare ogni momento facendo multitasking, finché mi sono resa conto che non mi rende più produttiva. Mi rende dispersiva, esausta. Eppure la tecnologia ci permette di restare in contatto con amici, lavorare da remoto e accedere a strumenti che ci aiutano. L’ampiezza di opzioni può attivare paure e amplificare la frustrazione, quando penso di non essere abbastanza produttiva. Quando le possibilità sembrano infinite, è facile credere che potremmo sempre fare o avere di più. La prof Turkle dice: “Il computer offre l’illusione della compagnia senza le richieste dell’amicizia e l’illusione dell’amicizia senza le richieste dell’intimità”. Che succede quando scegliamo connessione digitale invece della presenza nella vita reale? Così sperimento: più intenzionalità nel mettere via il telefono e non controllare i messaggi nei momenti di lavoro con concentrazione profonda. Metterlo via prima la sera, lasciarlo in un’altra stanza durante la notte. Al mattino, aspettare a guardarlo solo dopo aver dato un’intenzione alla giornata. Più conversazioni in persona. Se vogliamo convivere con la tecnologia, è necessario fare in modo che funzioni per noi, non il contrario.
When options seem endless, it’s easy to feel like we’re never doing enough. To be left with the feeling that something is missing. 🇮🇹 Osservo i miei ritmi e le abitudini, e quanto sostengano (o meno) il mio benessere. Una cosa emerge: il rapporto con la tecnologia. L’accesso costante a persone, luoghi e informazioni apre molte possibilità, ma può diventare estenuante. Noto quanto spesso la tecnologia ci interrompe. Le notifiche mi distraggono mentre sto facendo qualcosa. Controllo il telefono mentre lavoro, scrivo, persino dal dentista. Le chiamano “scariche RANDOMICHE di dopamina”. Oppure “l’escatologia del telefono”: dare più valore a ciò che potrebbe arrivare, invece che stare dove siamo adesso. “Ci neghiamo i benefici della solitudine perché vediamo il tempo che richiede come una risorsa da sfruttare. Invece di usare il tempo da soli per pensare o anche solo per non pensare, lo riempiamo con connessioni digitali” (Turkle, 2015). Ho provato a ottimizzare ogni momento facendo multitasking, finché mi sono resa conto che non mi rende più produttiva. Mi rende dispersiva, esausta. Eppure la tecnologia ci permette di restare in contatto con amici, lavorare da remoto e accedere a strumenti che ci aiutano. L’ampiezza di opzioni può attivare paure e amplificare la frustrazione, quando penso di non essere abbastanza produttiva. Quando le possibilità sembrano infinite, è facile credere che potremmo sempre fare o avere di più. La prof Turkle dice: “Il computer offre l’illusione della compagnia senza le richieste dell’amicizia e l’illusione dell’amicizia senza le richieste dell’intimità”. Che succede quando scegliamo connessione digitale invece della presenza nella vita reale? Così sperimento: più intenzionalità nel mettere via il telefono e non controllare i messaggi nei momenti di lavoro con concentrazione profonda. Metterlo via prima la sera, lasciarlo in un’altra stanza durante la notte. Al mattino, aspettare a guardarlo solo dopo aver dato un’intenzione alla giornata. Più conversazioni in persona. Se vogliamo convivere con la tecnologia, è necessario fare in modo che funzioni per noi, non il contrario.
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When options seem endless, it’s easy to feel like we’re never doing enough. To be left with the feeling that something is missing. 🇮🇹 Osservo i miei ritmi e le abitudini, e quanto sostengano (o meno) il mio benessere. Una cosa emerge: il rapporto con la tecnologia. L’accesso costante a persone, luoghi e informazioni apre molte possibilità, ma può diventare estenuante. Noto quanto spesso la tecnologia ci interrompe. Le notifiche mi distraggono mentre sto facendo qualcosa. Controllo il telefono mentre lavoro, scrivo, persino dal dentista. Le chiamano “scariche RANDOMICHE di dopamina”. Oppure “l’escatologia del telefono”: dare più valore a ciò che potrebbe arrivare, invece che stare dove siamo adesso. “Ci neghiamo i benefici della solitudine perché vediamo il tempo che richiede come una risorsa da sfruttare. Invece di usare il tempo da soli per pensare o anche solo per non pensare, lo riempiamo con connessioni digitali” (Turkle, 2015). Ho provato a ottimizzare ogni momento facendo multitasking, finché mi sono resa conto che non mi rende più produttiva. Mi rende dispersiva, esausta. Eppure la tecnologia ci permette di restare in contatto con amici, lavorare da remoto e accedere a strumenti che ci aiutano. L’ampiezza di opzioni può attivare paure e amplificare la frustrazione, quando penso di non essere abbastanza produttiva. Quando le possibilità sembrano infinite, è facile credere che potremmo sempre fare o avere di più. La prof Turkle dice: “Il computer offre l’illusione della compagnia senza le richieste dell’amicizia e l’illusione dell’amicizia senza le richieste dell’intimità”. Che succede quando scegliamo connessione digitale invece della presenza nella vita reale? Così sperimento: più intenzionalità nel mettere via il telefono e non controllare i messaggi nei momenti di lavoro con concentrazione profonda. Metterlo via prima la sera, lasciarlo in un’altra stanza durante la notte. Al mattino, aspettare a guardarlo solo dopo aver dato un’intenzione alla giornata. Più conversazioni in persona. Se vogliamo convivere con la tecnologia, è necessario fare in modo che funzioni per noi, non il contrario.
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Raise your hand if you’ve never experienced conflict! If you’ve never butted heads with anyone. Conflict is part of life. It happens when people learn together, work together, live together. The danger isn’t the conflict itself. It’s what happens when we’re never taught how to navigate it. When fear or discomfort keep us from practicing the skills that can actually bring clarity, trust, and growth. When we stay at the extremes of avoidance or react with obnoxious aggression. This is why conflict management (not resolution) is one of the core aspects of the Funtasia training. Conflict is a learning tool. Through emotional awareness, deep listening, and perspective-taking, we can build spaces where disagreements are handled with care, and where growth isn’t sacrificed for harmony. Drop ‘Conflict’ in the comments, and we will DM you a resource to explore conflict management strategies that support connection. #ConflictResolution #FuntasiaApproach #EmotionalLearning #SafeBraveSpaces #PerspectiveTaking #GrowthThroughDiscomfort #LearningTogether #RelationshipSkills
Some mornings, especially the ones where maybe I didn’t sleep enough because I was having too much of a good time with my friends, or that film or series was too good, or I had to finish that university paper in the silence of the night, my face can feel puffy. I don’t know about you, but for me it’s especially under the eyes that swells. It was hard for me to believe just how effective this simple ritual I learned with face fitness by Bovisaj is. It helps reset the circulation of the face and also my energy. A few deep, intentional breaths to center myself, then the ice cube over my skin. Instantly, I feel the shift. A sense of calm and clarity follows. Such a small, quick thing, yet the effect is big. It’s a fresh start in just a few seconds. Have you ever tried this? Would love to hear how it works for you. In the meantime, I’ll be icing my face as it’s 7am here.